Ricarica auto elettrica: stessa colonnina, più prezzi. Una sentenza ha detto basta

Un tribunale di Monaco boccia i prezzi doppi delle colonnine: ricaricare con la carta non può costare più che con l’app. Cosa cambia con l’AFIR.
EWE Go ricarica auto elettrica

Tre prezzi per lo stessa fonte di elettroni, non sembra esattamente corretto per gli automobilisti. Per una ricarica pubblica, oltre al rischio di trovare la colonnina fuori servizio, il Tribunale regionale di Monaco di Baviera ha appena ricordato che si può sbagliare anche passando alla cassa.

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La sentenza, datata 6 ottobre 2026 e non ancora definitiva, mette di fronte Digital Charging Solutions (DCS), la società che gestisce i servizi di ricarica per marchi come BMW e Mercedes, ed EWE Go, operatore tedesco di colonnine. Il verdetto dichiara come EWE Go non può far pagare a DCS più di quanto chiede ai propri clienti, a meno che la differenza non sia giustificata in modo oggettivo e proporzionato.

EWE Go ricarica auto elettrica

I numeri spiegano perché DCS sia finita in tribunale. All’1 gennaio 2025 EWE Go chiedeva 0,52 €/kWh a chi usava la propria app e 0,79 €/kWh a chi ricaricava una tantum, senza contratto. Al fornitore di servizi di mobilità, invece, toccava la tariffa all’ingrosso Offer2All, 0,837 €/kWh. In pratica DCS comprava l’energia a un prezzo superiore a quello che l’operatore applicava all’automobilista di passaggio e poi doveva ancora aggiungere costi e margine.

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A pesare c’era anche una tariffa di blocco da 0,10 euro al minuto, applicata ai fornitori di servizi di mobilità ma non ai clienti diretti né a chi pagava occasionalmente. Il tribunale ha considerato anche questa differenza.

Il riferimento normativo è l’articolo 5, paragrafo 3, del Regolamento europeo AFIR, che vieta ai gestori di punti di ricarica pubblici di discriminare sui prezzi tra utenti finali e fornitori di servizi di mobilità, e tra i fornitori stessi. Le differenze restano ammesse, purché motivate. EWE Go ha provato a giustificarle con costi amministrativi, assistenza clienti, rischi d’impresa e caratteristiche contrattuali. I giudici non si sono lasciati convincere, almeno non fino a coprire lo scarto tra 0,52 e 0,837 €/kWh.

Inoltre, EWE Go dovrà risarcire DCS per i danni maturati dal 13 aprile 2024, data di entrata in vigore dell’AFIR. L’importo non è stato fissato, ma DCS parla di diversi milioni di euro. Anche qui bisogna aspettare, perché la sentenza è impugnabile.

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EWE Go ricarica auto elettrica

Per chi guida un’elettrica la partita è più sottile. Se il principio reggesse in via definitiva, i fornitori di servizi di mobilità potrebbero ottenere prezzi di accesso più bassi e, in teoria, girarne una parte ai clienti. Il paradosso della tessera di ricarica più cara del pagamento diretto potrebbe così attenuarsi.

Per ora la sentenza riguarda un caso specifico e non fa scendere di un centesimo le tariffe europee. Fissa però un precedente su come leggere il divieto di discriminazione quando l’operatore fa concorrenza ai propri clienti. Il tempismo è perfetto perché Bruxelles prevede di rivedere l’AFIR nel 2026, meccanismo di tariffazione incluso.