La Commissione europea avrebbe deciso che migliaia di morti premature in più sono un prezzo accettabile. Lo scorso anno, il 16 dicembre 2025, Bruxelles ha messo sul tavolo una proposta che di fatto smonta l’obiettivo del 100% di veicoli a emissioni zero entro il 2035. La nuova formulazione parla infatti di una riduzione del 90% delle emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 2021. Quella percentuale mancante è la porta attraverso cui passa il motore termico per sopravvivere indefinitamente. Senza una data di chiusura definitiva, il motore a combustione interna non ha una scadenza.
L’ICCT, l’International Council on Clean Transportation, ha simulato cosa succede con la proposta adottata concretamente. Il numero di veicoli con propulsore termico in circolazione nell’UE-27, inclusi ibridi e plug-in, potrebbe arrivare a 90 milioni entro il 2050. Quarantasei milioni in più rispetto alle proiezioni basate sugli standard attuali, ovvero il 105% in più. In termini di inquinanti, si parla di un incremento cumulativo del 24% per il monossido di carbonio, del 22% per i composti organici volatili, del 3% per gli ossidi di azoto e del 4% per il particolato nel periodo 2025-2050.
Queste percentuali hanno un costo umano preciso: 6.800 morti premature aggiuntive nell’UE, con un totale di 85.000 anni di vita persi. E altri 5.700 decessi oltre i confini comunitari, perché l’inquinamento atmosferico non si ferma ai valichi. In termini economici, i danni stimati oscillano tra 31 e 52 miliardi di euro a seconda che si applichi o meno un tasso di attualizzazione.

Il paradosso è che l’Euro 7, il regolamento che avrebbe dovuto stringere le maglie sugli inquinanti, è uscito dalla negoziazione quasi identico a Euro 6. L’industria automotive aveva sostenuto che standard più severi sarebbero stati superflui, visto che dal 2035 tutti i nuovi veicoli sarebbero stati a zero emissioni. Ora che quell’obiettivo viene messo in discussione dalla stessa Commissione, i limiti Euro 7 restano comunque dov’erano.
La proposta di Bruxelles introduce anche un meccanismo di media triennale per il periodo 2030-2032: i produttori non devono rispettare il target ogni anno, basta che la media del triennio ci stia sotto. Un cuscinetto temporale che di fatto rallenta ulteriormente la transizione verso i veicoli elettrici. Molto comodo per i costruttori e per la crisi all’orizzonte (e in corso).
L’ICCT avverte che gli obiettivi CO2 non devono essere ulteriormente allentati, e i limiti Euro 7 andrebbero al contrario rafforzati per compensare la maggiore presenza di motori termici sulle strade.

