Per anni, le case automobilistiche ci hanno venduto gli schermi giganti come il futuro, quando in realtà erano solo un modo elegante per risparmiare. Produrre un pannello digitale costa molto meno che assemblare decine di manopole e tasti fisici. Se poi aggiungiamo che in Cina, il mercato più grande del mondo, i clienti pretendono abitacoli che sembrano smartphone giganti con controllo vocale fluido, il quadro (e lo scettro della direzione globale) è completo.

Sembra che qualcuno stia finalmente recuperando il buon senso. In Europa, Volkswagen ha già iniziato a reintrodurre i pulsanti fisici, ammettendo implicitamente che distogliere lo sguardo dalla strada per regolare il clima su un tablet non era l’idea del secolo.
La vera rivoluzione, però, arriva da Audi. Massimo Frascella, Chief Creative Officer da giugno 2024, ha lanciato una sfida aperta alla “tecnologia fine a se stessa”. Secondo Frascella, i grandi schermi non offrono l’esperienza migliore e la sua missione è riportare in auge l’Audi click, quel suono metallico e quella precisione tattile che rendevano speciali le auto di Ingolstadt.

La Concept C, prevista per il 2027, ne è la prova. Il display centrale è sceso a 10,4 pollici ed è addirittura ripiegabile nel cruscotto. Un ritorno alla qualità dei materiali pregiati e alla percezione premium, lontano dalle “plastiche nere lucide” che attirano solo polvere.
Non tutti però sono d’accordo. In Mercedes, il design uscente Gorden Wagener non ha perso tempo a criticare la scelta di Audi, definendo gli interni della Concept C come “progettati nel 1995”. Per la Stella, lo schermo grande serve per guardare film e avere riferimenti visivi costanti. Si fa di tutto pur di garantire un’astronave più che un’auto.
Audi risponde con la tattilità e la precisione metallica, promettendo di tornare ai fasti qualitativi del passato. Nel frattempo, i prossimi SUV Q7 e l’inedita Q9 seguiranno ancora la formula attuale degli schermi abbondanti, ma dal prossimo anno l’influenza di Frascella inizierà a farsi sentire seriamente.
