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Pedaggi autostrade: si indaga sui pannelli antirumore

La Procura di Genova ha diversi filoni di inchiesta su Autostrade per l’Italia. Tutto è nato col crollo del ponte Morandi

Sono numerose le inchieste della Procura di Genova su Autostrade per l’Italia (famiglia Benetton). Il 10 dicembre è stato aperto un filone anche sulle barriere antirumore delle autostrade liguri. Qual è il sospetto? Ne avevano montate tante: più ce n’erano, più potevano rincarare i pedaggi autostrade. Tutto da dimostrare: occorre vedere che cosa dice la società al riguardo. Tutto è nato col crollo del ponte Morandi: una delle più gravi disgrazie stradali italiane.

Pedaggi autostrade: come funzionano

Ma perché mai più barriere e più pedaggi? Semplice. La rete autostradale è dello Stato. Che la dà in concessione ai privati: c’è una convenzione, un contratto, un accordo. Lo Stato dà la rete in concessione: in cambio, il gestore si pappa i pedaggi. Ma si impegna a fare manutenzione. Più manutenzione e meno incidenti, e più alti i pedaggi: questa la sintesi brutale di complicatissime convenzioni, basate su formule matematiche arzigogolate, di cui non si sa tutto. A fare affari d’oro sono tutti i gestori.

Pannelli antirumore: pericolosi?

Perdipiù, chi indaga definisce i pannelli antirumore come pericolosi, perché a rischio ribaltamento anche in relazione all’azione del vento. Ma cosa si cerca? Relazioni di calcolo, progetti. Pure note, documenti tecnici, contabili. Così come prove di resistenza urti e vento, documentazione generale, inquadramento contrattuale ed economico. Sul sito di Autostrade per l’Italia, a ora nessuna replica. In generale, ha sempre negato qualsiasi addebito diretto, in ogni contesto, per qualunque indagine: ponte Morandi del 2018, strage di Avellino del 2013, brevetto Tutor, in particolare. E di recente ha elencato tutti i futuri investimenti. In chiusura, la foto che vedete a corredo di questo articolo è solo illustrativa: non sono i pannelli nel mirino dei pubblici ministeri.

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