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Fusione FCA PSA, Silvio Berlusconi: “E’ un bene”

Il presidente di Forza Italia esprime giudizio positivo sull’operazione in corso

Fusione FCA PSA

Borsa che brilla, industria che soffre: l’Italia attraversa un paradosso. Generali, Intesa, Mediobanca e Unicredit trainano le operazioni di mercato in corso, americani e cinesi si contendono Piazza Affari e la City. I casi Ilva, Alitalia e fusione FCA PSA evocano nostalgia verso lo Stato Padrone; difficilmente tornerà, ma nel frattempo si mettono a repentaglio migliaia di occupazioni lavorative e la stessa ripresa economica. In un Paese oscillante tra baratro e speranze, miseria e nobiltà, tanto debito e tanto risparmio, Milano Finanza evidenzia un altro particolare aspetto: i vecchi combattono per primeggiare e offuscare i giovani.

E Silvio Berlusconi, patron di Fininvest, nonché presidente di Forza Italia, più volte premier, parlamentare europeo, un valore di 4 miliardi di euro in borsa tra le varie controllate e partecipate, costituisce questo mondo che non intende abbandonare. È dunque il soggetto indicato per dare giudizi sull’attuale situazione economica del Belpaese, compresa la fusione tra FCA e PSA. In una lunga intervista a MF – Milano Finanza disquisisce anche sull’operazione che, nel caso trovasse conferma, formerebbe il quarto polo automotive di tutto il mondo, dietro solo a Toyota, Volkswagen e Renault-Nissan.

Nuova classe dirigente. “Quelli che oggi sono giovani, un giorno avranno l’età delle figure che lei ha citato. Solo allora si potrà giudicare obiettivamente il loro percorso di vita. Al di là dei giudizi sui singoli, però, devo dire che l’Italia e forse l’intero Occidente, hanno un problema di classe dirigente, non solo in politica ma anche nelle imprese. Nuovi punti di riferimento del mondo dell’impresa o della finanza, come lo è stato per esempio l’avvocato Agnelli, oggi non ne vedo all’orizzonte. Forse ci sono e aspettano il momento giusto per palesarsi”.

Governo Conte. “Ne do lo stesso giudizio che ne hanno dato pochi giorni fa gli elettori dell’Umbria, i primi italiani ai quali è stato permesso di esprimersi con il voto. È un governo che mette insieme la sinistra da salotto e quella da piazza, l’una attenta solo al potere, l’altra sguaiata, inconcludente, dominata dall’invidia sociale. Senza avere il consenso degli italiani hanno creato – solo per evitare le elezioni – un governo basato su tasse e manette. Il contrario di quello di cui ha bisogno l’Italia per ripartire.

Il tema non è solo l’esperienza: Conte stesso non aveva esperienza, ma ha saputo costruirsi, nonostante i risultati negativi del suo governo, una immagine non negativa. E con questa immagine copre quella del governo più a sinistra della storia della repubblica, quindi il più pericoloso di tutti. Oggi come non mai è necessario continuare la nostra lotta contro l’oppressione fiscale, l’oppressione burocratica, l’oppressione giudiziaria, che condizionano negativamente la vita degli italiani. Forza Italia è impegnata nella raccolta di firme su un tema che consideriamo fondamentale: introdurre in Costituzione un limite alla pressione fiscale. Un’iniziativa che sta raccogliendo grandi consensi, non solo fra i nostri elettori”.

Riformare l’Unione Europea. “Non so quanto sia difficile dare un’anima politica all’Europa, ma sono certo che è indispensabile. La gestione del rapporto con la Turchia è la testimonianza e la prova dell’inadeguatezza delle classi dirigenti europee. (…) Con la Turchia abbiamo sbagliato in passato in una direzione e sbagliamo oggi nella direzione opposta perché non abbiamo una politica estera e di difesa comune, una comune visione del mondo basata su chiari valori di riferimento. Manca proprio quello che ho chiamato qualche volta «sovranismo europeo», cioè la capacità degli stati membri dell’Unione di capire che i nostri legittimi interessi sono indifendibili se non siamo uniti (…). Tento di spiegare tutto questo in sede europea, cominciando dai colleghi leader dei partiti che nei singoli Stati rappresentano il Partito Popolare Europeo. Spero di essere ascoltato, al di là del rispetto e della amicizia con cui vengo accolto, perché ne va del futuro di tutti. A loro ricordo il progetto dei padri fondatori dell’Europa che volevano un’unica politica estera e un’unica politica di difesa.

Oggi, l’Europa non conta nulla nel mondo. Per tornare a contare deve riunire tutte le forze armate dei suoi Stati, deve tornare ad essere una potenza politica e militare a livello mondiale e potersi così assumere il ruolo di riunificatrice dell’Occidente. Un Occidente unito, quindi forte, potrà affrontare le grandi sfide del XXI secolo, (…) fino al preoccupante espansionismo politico e finanziario della Cina”.

Fusione FCA-PSA. Mediaset sempre italiana. “Sì, certamente. Mediaset è un patrimonio del Paese, non solo dei suoi azionisti, un’eccellenza italiana apprezzata nel mondo e capace di internazionalizzarsi. Naturalmente siamo per il libero mercato, che per definizione va oltre i confini degli Stati, valutiamo positivamente i processi di fusione sovranazionale come quello fra Fca e Psa, che ha realizzato il quarto gruppo mondiale nel settore automobilistico. Auguro a Fiat Chrysler il migliore successo. Sono preoccupato invece quando gli stranieri scappano dall’Italia, come sta accadendo per la drammatica vicenda dell’Ilva di Taranto, per colpa dell’irresponsabilità di un governo inadeguato.

Non soltanto si rischia di mettere in ginocchio una città e di gettare sul lastrico migliaia di famiglie, ma un grande paese manifatturiero come il nostro potrebbe rimanere escluso da un settore strategico come l’acciaio. Questo avrebbe gravissime conseguenze non solo a Taranto e non solo in Puglia. Quanto al gruppo che ho fondato, è in ottime mani, non ha ragioni né finanziarie né industriali di cambiare e ha resistito a un tentativo scorretto di scalata da parte di un investitore straniero. Andremo avanti su questa strada”.