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Regione Piemonte snobbata dal Mise: “Mancanza di rispetto”

L’assessore Chiarino indignata dalla mancata partecipazione al tavolo tecnico

Regione Piemonte

La Regione Piemonte non parteciperà al tavolo tecnico del Ministero dello sviluppo economico (Mise) sull’automotive, in programma il prossimo 18 ottobre. A farne richiesta il ministro Stefano Patuanelli per fare il punto della situazione con le aziende e gli organi di categoria su un settore profondamente in crisi, come certificano i recenti studi sulla produzione industriale a livello nazionale.

Si è registrata una flessione del 9,5% nel primo trimestre del 2019 e del 9,7% nel secondo, nonché una contrazione dell’industria di parti e accessori degli autoveicoli, a -7,2% nel primo trimestre 2019 e 5,9% nel secondo. Considerando che il settore vale il 6% del Pil, si comprende come la sua crisi sia fondamentale affrontarla in modo profondo: ne va del futuro economico del Paese. La frenata tedesca, il ruolo sempre crescente di Cina e Asia nelle catene di fornitura mondiali e gli altri fattori di crisi rappresentano un rischio temibile non solo per FCA ma per migliaia di imprese italiane.

Regione Piemonte ignorata da Patuanelli: “Certezze agli investitori”

In un’intervista a Il Sole 24 Ore il ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli aveva dichiarato: “Non sono affezionato ai proclami, il capitolo industria sarà al centro della nuova legge di bilancio perché è al centro del sistema Paese, essendo la sua spina dorsale. Non amo parlare del chi e del cosa, ma del come, del metodo: la programmazione sarà all’insegna dell’ascolto e del confronto con i cosiddetti corpi intermedi, associazioni di categoria e sindacati in primis”.

Dopodiché aveva sottolineato che “in legge di bilancio confermeremo tutti gli strumenti che hanno spinto l’economia reale incontrando il favore delle imprese; li renderemo strutturali o comunque con un periodo minimo di tre anni. Rivedremo ciò che deve essere corretto e valuteremo con il Mef i margini per nuove misure a sostegno della crescita, soprattutto in chiave green economy dato anche l’alto moltiplicatore economico”.

Il piano Impresa 4.0, rilevava Patuanelli, “ha funzionato e lo shock positivo dato agli investimenti ha segnato un’inversione del trend registrato negli anni precedenti all’introduzione delle misure 4.0. Tuttavia le misure hanno bisogno di essere rimodulate in una visione anche legata al ‘Green New Deal’. Adesso è inoltre necessario fornire certezza a chi fa investimenti: è difficile per un imprenditore rincorrere il rinnovo delle agevolazioni a ogni legge di bilancio. C’è bisogno della garanzia legata alla stabilità. Al momento stiamo lavorando su ogni misura così da poter assicurare da una parte la stabilità e contemporaneamente un rinnovo”.

Difficoltà ciclica

In conclusione, Patuanelli tracciava un bilancio sul settore auto: “È in una seria difficoltà ciclica, convocherò quanto prima un tavolo al ministero per individuare gli strumenti più adatti a contenere e se possibile invertire la tendenza”. Anche per questa ragione, “siamo dinanzi a un momento di transizione importante, che come Stato dobbiamo accompagnare. L’ecobonus è stato uno stimolo efficace come testimoniano i dati sulle immatricolazioni dei veicoli elettrici e ibridi, ma è chiaro che serve fare di più. Farò delle proposte concrete solo dopo aver incontrato gli attori del comparto, per evitare speculazioni”.

Il meeting in agenda potrebbe preludere realmente a decisioni industriali. Un meeting al quale non è stata convocata la Regione Piemonte, malgrado gli sconfortanti risultati, crollata del 48,1 per cento nel primo semestre. Le rilevazioni di Unioncamere Piemonte si uniscono alle previsioni (negative) che le industrie hanno già ritratto per la fine del 2019 nei giorni scorsi. E in un certo senso ne spiegano i motivi, di tanto pessimismo. Ci aspettavamo numeri negativi, ma forse non così tanto commenta Vincenzo Ilotte, presidente di Unioncamere Piemonte – E soprattutto il mondo dell’auto lo dimostra, anche per le incertezze legate alle nuove motorizzazioni e non solo. L’alimentare va meglio, ma non basta a controbilanciare. E a livello di dimensioni sono le pmi, con dimensioni medie, a tenere meglio rispetto a quelle più piccole, ma anche a quelle più grandi”.

La Regione Piemonte punta ai giovani

“Un problema connesso a queste difficoltà è legato alle competenze – aggiunge Ilotte – perché anche questa difficoltà passerà e in quel momento serviranno giovani in grado di raccogliere il testimone e ripartire. Bisogna dare la possibilità alle aziende di non disperdere i saperi e i talenti, spesso custoditi da persone collocate in posizioni intermedie nell’organico delle aziende. Potremmo chiedere alle imprese, tramite politiche attive, di mettere queste figure a disposizione della formazione del territorio nel suo insieme, per fare in modo che si possa crescere e alimentare la ripartenza. Non come l’altra volta, quando la crisi l’abbiamo subita e abbiamo chiuso tonnellate di aziende perdendo un patrimonio e rallentando anche la dinamica di ripartenza”.

Ottimismo per le esportazioni future

Tra le poche note positive, spiega Paolo Musso, direttore commerciale Imprese Piemonte di Intesa Sanpaolo, il fatto che le imprese mostrano un certo ottimismo per le esportazioni future. Questo grazie a filiere più consolidate e in grado di resistere alle gelate, ma anche a una crescente internazionalizzazione: in media, le imprese piemontesi arrivano 400 chilometri più in là rispetto a dove arrivavano in passato. Su questi elementi bisogna lavorare in una fase così difficile, oltre alla crescita dimensionale delle attività”.

“Siamo allineati a un trend che caratterizza un contesto più ampio – conclude Fabrizio Simonini, regional manager Nord Ovest di Unicredit – ed è positivo che la Regione Piemonte possa comunque mostrare una varietà di vocazioni economiche, senza dimenticare che abbiamo sempre il record di brevetti come regione. Non ci aspettiamo un rimbalzo nel 2020, ma a fronte di cambiamenti epocali ci potrebbero essere risultati migliori delle previsioni, soprattutto quando si tratta di comparti ad alto valore aggiunto. Molto faranno anche le infrastrutture, da cui arrivano segnali incoraggianti nei collegamenti con i territori vicini”.

Sgarbo istituzionale

Il Piemonte non prenderà però parte al convegno. Un tiro mancino secondo l’assessore Chiorino, che incrina ulteriormente i rapporti dopo quanto accaduto a fine settembre sull’area di crisi complessa, quando la Sindaca Chiara Appendino, a breve giro di posta all’appello degli industriali italiani al governo, aveva annunciato un sit-in con il premier Giuseppe Conte il prossimo 22 ottobre.

Formalmente era stata, infatti, la prima cittadina a convocare formalmente i vertici istituzionali regionali, nonostante gestiscano principalmente loro i rapporti con il potere esecutivo. Intanto, venerdì 18 parteciperà anche Fiat-Chrysler, che dovrà ribadire gli investimenti previsti nell’intero Paese e che a Torino si concretizzano con l’hub dell’elettrico, con la 500e, e quello del lusso con lo stabilimento Maserati di Grugliasco, pronto a realizzare le GranTurismo e le GranCabrio, mentre la Ghibli sarà il primo modello elettrico della casa del Tridente. La stima dell’investimento ammontata complessivamente a 800 milioni di euro e le nuove proposte saranno costruite nel 2020.

Elena Chiorino, Assessore Regione Piemonte: “Trattamento inaccettabile”

Ritengo inaccettabile che il Piemonte, che ogni giorno o quasi è alle prese con problemi legati all’automotive e che sta mettendo in campo ogni strumento per sostenere il comparto e i lavoratori, venga trattato in questo modo dice l’assessore regionale al Lavoro, Elena Chiorino, rendendo nota l’esclusione –. Se questo è il metodo con cui il Mise e il nuovo governo giallorosso affrontano le crisi, temo che la strada sarà davvero in salita.

Non appena ho appreso, peraltro da fonti informali, che il Mise aveva convocato un incontro sull’automotive, ho immediatamente chiesto formalmente di poter partecipare, convinta che la mia mancata convocazione derivasse da una banale svista di qualche segretario. Invece no, la risposta del Mise, arrivata oggi, è stata negativa, in quanto, testuale, ‘in questa prima fase il tavolo convocato dal Ministro Patuanelli vuole avviare un confronto con associazioni imprenditoriali e sindacati al fine di individuare i migliori strumenti per rilanciare il settore dell’automotive’”.

“Nonostante questa incomprensibile esclusione del Piemonte da parte del Ministero – conclude Chiorino –  confermo il nostro massimo impegno a sostegno dei lavoratori e delle imprese che intendono investire per far ripartire il comparto. Con questa scelta il governo esclude, di fatto, la possibilità che il Piemonte, così come le altre Regioni, possa offrire il proprio contributo portando al tavolo soluzioni e strumenti a sostegno delle imprese. Se pensano che i problemi si possano risolvere convocando tavoli monchi gli faremo capire che si sbagliano di grosso”. In una replica, fonti del Mise precisano che non esiste alcuna volontà da parte del ministro Patuanelli di escludere il Piemonte dal tavolo automotive, così come nessuna altra Regione”. Seguiranno altri tavoli operativi in cui verranno naturalmente coinvolte tutte le Regioni, “questo per rendere il confronto più proficuo per tutti”.

Paolo Scudieri: “L’automobile è un settore importantissimo”

Sulle implicazioni hi-tech dell’Auto 4.0 si focalizzerà, inoltre, l’indagine preliminare che la Camera, partendo dalla commissione Attività produttive, intende avviare. E si entrerà anche nelle fasi cruciali del Libro bianco redatto da Confindustria, con il contributo centrale dell’Anfia. Paolo Scudieri, il presidente dell’associazione, ha illustrato a Radio 24 l’importanza del tavolo tecnico. “In primis vorrei ricordare che l’automobile è un settore importantissimo per l’economia nazionale. Immaginiamo che Trump lo abbia catalogato tra gli interessi strategici del Paese. Anzi, ne ha fatto una questione di sicurezza nazionale. Questo dà la visione di cosa voglia dire l’auto e l’attenzione per i costruttori, gli automobilisti e l’indotto. Bisogna porsi la questione e risolvere i problemi che purtroppo in questo momento stanno tediando un comparto tanto importante per l’economia, lo sviluppo, l’occupazione, la ricerca, l’innovazione, la formazione, etc”.

Paolo Scudieri ha “assolutamente” confermato i numeri espressi in apertura. “Sono guidati da una situazione bellica – ha commentato -. Nel senso che evidentemente e paradossalmente è in atto una guerra tra i nuovi modi di vedere il sistema trasporti e le tecnologie da applicare. Da qui nasce la nostra richiesta di dialogo costante con le istituzioni perché non si può risolvere da soli un cambiamento epocale, in un lasso temporale estremamente ridotto rispetto al progresso tecnologico normalmente gestito.

“Il più grande periodo di opportunità dopo Henry Ford”

Ciò vuol dire che c’è bisogno delle figure opportune, che sono sicuramente gli imprenditori, sicuramente la politica e sicuramente l’innovazione per poter percorrere insieme come mai prima questa epoca tanto epocale, un fattore determinante, con l’automobile al centro dello sviluppo. In questo voglio anche spezzare una lancia contro quelli che la vedono sempre e soltanto nera: è un periodo di grandi opportunità, se stiamo insieme e se facciamo sistema, facciamo squadra. Certamente il più importante dopo l’industrializzazione che Henry Ford fece con la sua Ford T. Quindi è un frangente di grande attenzione, di grande criticità ma può venir fuori qualcosa di straordinario”.

Il numero uno di Anfia ringrazia Patuanelli “per essersi reso disponibile a impostare, a guardare con attenzione questioni legate all’automotive. È chiaro che la costanza e l’attenzione vanno riposte non per un periodo breve, ma per l’evoluzione, costante monitorata dalle parti. Ed è fondamentale approfondire: c’è bisogno di una regia. Di nuovo grazie ma c’è bisogno di un ampio intervento perché sui veicoli intervengono diverse competenze: trasporti, sviluppo economico, ambiente e infrastrutture. Una complessità di fattori che speriamo attenga a una regia unica, con tuttavia competenze ministeriali allargate”.

Dalle parole ai fatti

Sulle aspettative nei confronti del tavolo: Sicuramente va allestito prima un tavolo tecnico dove si siedano l’industria dell’automotive per l’indotto, le università ed evidentemente i ministri, facendo sì che un piano politico strategico di medio e lungo possa essere interpretato nella maniera più tangibile possibile a seguito di questo tavolo, estremamente focalizzato sulle tecnologie, sull’innovazione, sulle infrastrutture, etc.

Si può sicuramente o parallelamente allargare a tutte quelle associazioni che di fatto girano nella costellazione del settore trasporti. Spingo verso una attualizzazione, verso un presidio non generalista ma incentrato sui fattori strategici e tecnici, che, anziché vertere sulle criticità sia interpretato in chiave strategia di politica industriale e perciò di evoluzione del nostro settore, importante in Italia da sempre. Un settore fondamentale per la filiera automotive italiana e per le stesse case automobilistiche che ricercano in Italia ed esportano prodotti di eccellenza in tutto il mondo, dai brand più emozionali a quelli più generalisti. Alla fine tutti rincorriamo l’export, l’ apprezzamento sui mercati internazionali. Questo non lo dobbiamo dimenticare, anzi lo dobbiamo sfruttare sempre di più”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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