Secondo il sindacato Unifor, Stellantis avrebbe già venduto lo stabilimento di Brampton a Roshel, un produttore canadese di veicoli blindati. Il sindacato ha espresso questa valutazione venerdì 6 novembre, dopo aver chiesto al gruppo chiarimenti in merito a queste voci. Al momento Stellantis ha evitato di confermare o smentire l’operazione.
Stellantis in Canada: la disputa sullo stabilimento di Brampton arriva a livello governativo
Tre giorni prima, nel corso di un incontro tenutosi il 3 novembre, Stellantis aveva comunicato al sindacato che lo stabilimento era ancora di sua proprietà e che le trattative con il governo di Ottawa erano in corso. Già a settembre, il gruppo aveva firmato un memorandum d’intesa con Roshel relativo a una possibile vendita.
Il 4 novembre, Unifor ha richiesto un tavolo di confronto a quattro parti, coinvolgendo l’azienda, il governo federale e il governo della provincia dell’Ontario. Ad oggi però non ci sarebbe stata annunciata una data per questo incontro. Questo nonostante la conferma di una eventuale partecipazione da parte di importanti esponenti del governo canadese.
A Brampton si producevano Dodge Charger, Challenger e Chrysler 300 fino al dicembre 2023. Le linee avrebbero dovuto accogliere la nuova Jeep Compass, ma Stellantis ha sospeso il riattrezzaggio all’inizio del 2025 e ha poi spostato il progetto negli Stati Uniti. Circa 2.200 lavoratori rappresentati da Unifor restano sospesi a tempo indeterminato. Il gruppo ritiene che la cessione possa riportare attività industriale sul sito e creare nuovi posti di lavoro nella zona. Unifor vuole mantenere l’assemblaggio di automobili, come previsto dagli impegni presi per il rilancio della fabbrica.
Intanto a Windsor, dove si assemblano i minivan Chrysler e la Dodge Charger, il fermo si estende alla settimana del 9 novembre. Si tratta della quarta settimana consecutiva di stop, che si aggiunge alle interruzioni già avvenute nelle settimane a partire dal 19 e 26 ottobre e dal 2 novembre.
Tra le motivazioni addotte da Stellantis per le precedenti sospensioni figurano, tra l’altro, l’andamento della domanda e i dazi doganali. Il sindacato Unifor richiede garanzie per il futuro dello stabilimento e per il mantenimento del terzo turno di lavoro. Il timore è che la situazione di Brampton possa creare un precedente per altri siti canadesi, tra cui la fonderia di Etobicoke.
In una votazione tenutasi il 17 e 18 ottobre, il 97,3% dei partecipanti si è espresso a favore del conferimento al sindacato Unifor di un mandato a proclamare uno sciopero. Tale decisione giunge in seguito a una fase di stallo nelle trattative per un nuovo contratto collettivo. In un aggiornamento del 4 novembre, il sindacato ha reso noto che è ancora in attesa del documento ufficiale del Ministero del Lavoro dell’Ontario, necessario per concludere formalmente la procedura di conciliazione.


