Emanuele Cappellano, Head of Enlarged Europe and European Brands di Stellantis ha fatto un annuncio al tavolo automotive del MIMIT che non è passato inosservato. Affatto. I motori GSE, conosciuti come FireFly, saranno aggiornati allo standard Euro 7. Dunque, continueranno a esistere oltre il 2030. Una notizia che a Termoli hanno accolto certamente con grande entusiasmo. Siamo però in ritardo?
Lo stabilimento di Termoli era stato “promesso in sposa” alla rivoluzione elettrica con tanto di gigafactory di batterie. Poi, come in ogni matrimonio combinato che si rispetti, qualcuno ha cambiato idea. E quindi niente batterie, ma almeno i motori FireFly, di origine FCA, quelli che in teoria dovrebbero essere “nostri”, possono restare. Una boccata d’ossigeno, dicono. Oppure la dimostrazione che quando Stellantis decide di ricordarsi dell’Italia, lo fa con un po’ di spiacevole ritardo.

I GSE sono una famiglia di propulsori modulari, struttura in alluminio, tecnologia MultiAir, nati nel 2016 per conquistare il Sud America e poi approdati in Europa nel 2018. Sul nostro mercato li troviamo in versioni diverse: il 1.0 T3 tre cilindri turbo o aspirato, il 1.3 T4 quattro cilindri turbo utilizzato anche nei sistemi plug-in hybrid, e il 1.5 T4 specifico per i sistemi e-Hybrid a 48V. Insomma, una bella squadra che ha fatto carriera su Fiat 500X, Jeep Renegade, Alfa Romeo Tonale e diversi altri modelli del gruppo.
Lanciati per sostituire i vecchi Fire, i FireFly rappresentano un pezzo di ingegneria italiana che, a quanto pare, funziona ancora. E forse è proprio questo il punto: Stellantis ha scoperto, quasi per caso, che i motori italiani possono ancora servire. Magari non con la stessa enfasi riservata ai progetti elettrici o alle fusioni internazionali, ma vanno più che bene.

C’è chi ipotizza che i FireFly Euro 7 possano sostituire su scala più ampia i 1.2 PureTech francesi, non particolarmente amati. Una prospettiva che cambierebbe gli equilibri interni al gruppo. Termoli, intanto, si prepara a una nuova vita a medio termine.
