A Mohe, provincia di Heilongjiang, fa decisamente freddo ed è proprio qui che Smart ha deciso di torturare la sua #6 EHD Super Hybrid con -30°C, 30.000 chilometri di test e oltre 100 prove differenti. Si prova di tutto per dimostrare al mondo, e soprattutto a chi ancora pensa che Smart faccia solo city car, che è capace di costruire auto grandi di lusso senza farle esplodere al primo inverno gelido.

Il risultato, stando ai dati, è sorprendentemente solido. Il sistema ibrido eroga 435 CV di potenza combinata e accelera da 0 a 100 km/h in circa 5 secondi anche a -12°C. Con pieno e batteria carica, il veicolo ha completato un viaggio andata-ritorno da Mohe a Heihe, percorrendo centinaia di chilometri su ghiaccio senza dover chiedere aiuto.
I test dinamici su superfici ghiacciate hanno dimostrato una precisione di guida che Smart definisce poeticamente un “valzer sul ghiaccio”. Quasi 5 metri di lunghezza che si comportano con l’agilità di una piccola auto, grazie al sistema di sterzo a circuito chiuso ZF, lo stesso montato su Porsche 911 e BMW Serie M, qui al debutto cinese.

Gli ammortizzatori FSD a smorzamento variabile agiscono come “maestri di previsione del manto stradale”, regolando il livello di smorzamento in millisecondi. Filtraggio delle asperità minori, supporto solido sugli impatti maggiori: una tecnologia che promette comfort anche quando la strada sembra un campo di battaglia.
Ma il vero banco di prova per l’utente medio non è la dinamica, è sopravvivere all’inverno quotidiano. Dopo una notte a -30°C, il motore si avvia normalmente, le maniglie congelate escono senza problemi, e il sistema di gestione termica porta la temperatura interna da -17,2°C a 26,5°C in soli 15 minuti. La ricarica rapida funziona anche a -20°C: dal 30% all’80% in 28 minuti, grazie al preriscaldamento intelligente della batteria.
Smart, con il supporto di Geely e Mercedes, sembra voler dimostrare una tesi ambiziosa: “la migliore Smart al mondo nasce dalla produzione intelligente cinese”, come ha dichiarato il CEO Tong Xiangbei. E i numeri, almeno stavolta, sembrano dargli ragione.
