C’è un’Alfa Romeo 33 Stradale che se ne va in giro per il mondo, probabilmente con documenti falsi e un passato cancellato. Trent’anni custodita in un garage, come un gioiello prezioso, una reliquia da proteggere. Poi il proprietario muore, e inizia una storia che somiglia più a un thriller che alla compravendita di un’auto d’epoca.
Pressioni, minacce di cause milionarie. Gli eredi si ritrovano schiacciati tra il lutto, la malattia della moglie dell’uomo e una pressione costante che finisce con una firma alquanto controversa. Si finisce quindi per consegnare, praticamente, uno dei diciotto esemplari al mondo di quella che è considerata una delle auto più belle e rare mai costruite. Valore stimato, 30 milioni di euro. L’indagine è in corso, si ipotizza l’estorsione, ma il quadro resta più complicato del previsto.

La storia si fa ancora più grottesca. Dopo la firma contestata, l’auto cambia rapidamente proprietario. Prima una società creata ad hoc, poi il colpo di scena: l’Alfa Romeo 33 Stradale viene radiata ed esportata all’estero con una denuncia di smarrimento targhe. Praticamente, una delle vetture più iconiche della storia automobilistica italiana sparisce come un fantasma, lasciando dietro di sé solo un mucchio di carte bollate.
Ora la famiglia lancia un appello disperato: “Preghiamo chiunque avesse informazioni sul veicolo, oppure lo avvistasse, a segnalarlo”. I legali, gli avvocati Angelo e Sergio Pisani di Napoli e Francesco Sacchetti di Milano, hanno depositato una denuncia nella quale ipotizzano estorsione, falso e operazioni per rendere il bene irrintracciabile. Le autorità indagano.

Intanto, da qualche parte nel mondo, c’è un’Alfa Romeo 33 Stradale che corre. O forse, più probabile, è nascosta in qualche garage blindato, protetta da occhi indiscreti. Un capolavoro italiano rubato alla storia, agli eredi, alla memoria di chi l’ha amata per decenni. Resta solo da capire se qualcuno avrà il coraggio di restituirla.
