A quanto si è letto negli ultimi giorni, Stellantis deve svalutare miliardi di dollari e buttare giù dalla scrivania l’intera strategia elettrica. Il colosso ha deciso che il futuro è tornato indietro: più motori a combustione, più ibridi, meno elettrico. Diversi modelli a batteria verranno dismessi. Il settore automotive trema. L’intera strategia sui veicoli elettrici viene messa in discussione, è l’ennesimo passo di una rivoluzione firmata Filosa dopo gli anni di Tavares.
Le cose potrebbero essere però più semplici di quanto si vede al momento. Chi non costruisce buone auto elettriche viene punito dai clienti. E chi si affida ai politici invece che ai clienti, alla fine paga il conto. Entrambe le cose fanno male, e hanno fatto male a Stellantis. Una digestione che è stata dolorosa.

Le auto elettriche Stellantis, specie se guardiamo il caso della pur graziosa Fiat 500e, non hanno mai venduto granché. Si può anche osservare il caso della Opel Frontera E: autonomia ridicola, potenza modesta, ricarica lenta. Insomma, tutto ciò che un’auto elettrica del 2026 non può più permettersi di essere. Stellantis deve migliorare significativamente la sua offerta se non vuole essere superata da Hyundai, Kia, Renault, Volkswagen o dai nuovi concorrenti cinesi come BYD. Insomma, se non vuole finire ultima del tutto nella corsa inevitabile all’elettrico.
Mentre il gruppo Volkswagen, con modelli come la Skoda Elroq, dimostra come si costruisce un SUV elettrico decente, Stellantis continua a proporre veicoli “disponibili anche in elettrico”, come se fosse un optional. Renault ha colto l’occasione per rilanciare la Renault 5 elettrica, un successo vero. Stellantis ha lanciato la Citroën C3, spinta sul mercato anche grazie a sconti esorbitanti sull’elettrico che, appunto, è andato molto bene in diversi mercati europei.

Il percorso schizofrenico dell’ex CEO Carlos Tavares, ora pro-elettrico, ora contro, si riflette in una gamma incompleta e confusa. Tavares è stato celebrato per aver riportato l’azienda sulla buona strada finanziaria, ma come spesso accade nell’automotive, questo è avvenuto a scapito del prodotto. Le misure di riduzione dei costi si vedono eccome: qualità in calo, innovazioni evitate, compromessi al ribasso.
Stellantis dimostra quanto l’auto elettrica dipenda ancora da decisioni politiche e miliardi di sussidi. Mentre l’UE impone veicoli a batteria con divieti e tasse sul clima, gli Stati Uniti sotto Donald Trump hanno invertito rotta: ognuno costruisce ciò che vuole, ognuno compra ciò che vuole. E tanti saluti al lavoro convinto sul contrasto all’inquinamento del traffico su gomma. Stellantis si concentrerà quindi sui marchi americani come Jeep, Dodge e RAM, tornando ai motori a combustione e agli ibridi.
