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Ferrari: parte il piano di buyback da 2 miliardi di euro

Ferrari avvia il piano di buyback da 2 miliardi di euro, con la prima tranche che ammonterà a 150 milioni di euro.

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Ferrari dà inizio al piano di buyback da 2 miliardi di euro, sancito nel programma industriale al 2026. La prima tranche sarà pari a 150 milioni e verrà distribuita nel seguente modo: 120 milioni in Piazza Affari a Milano e 30 milioni a Wall Street. I riacquisti potranno essere effettuati da oggi fino al 30 novembre 2022 e serviranno oltretutto a soddisfare il piano di incentivazione azionaria avallato dalla società.

Ferrari distribuirà 4 miliardi in un lustro

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L’iniziativa rientra in un progetto di maggiore respiro, stabilito da Ferrari nel corso del recente Capital Markets Day come remunerazione dei soci. In aggiunta ai 2 miliardi fissati di buyback, il Cavallino prevede di corrispondere altri 2 miliardi di dividendo entro il 2027, distribuendo perciò circa 4 miliardi in un quinquennio. Al momento il colosso dei motori, avente sede a Maranello, possiede già più del 5 per cento delle sue azioni. Tuttavia, l’assemblea ha permesso il riacquisto di nuovi titoli fino al 10 per cento del capitale sociale. Un tesoretto azionario importante non solo a livello di puri e semplici numeri, bensì pure in ottica di espansione. Un giorno tornerà forse utile pure per eventuali acquisizioni di rilevante entità.

Ferrari crede di far debuttare la prima supercar a trazione 100 per cento elettrica nel 2025. Nel complesso, Maranello ha intenzione di investire una somma di 4,4 miliardi nel corso dei prossimi cinque anni. In modo graduale inserirà le nuove alimentazioni nel portafoglio prodotti, il quale si fregerà di 15 nuovi modelli. Il primo arriverà già a settembre e sarà il tanto atteso Purosangue, il primo suv nella storia della compagnia. Ormai le possibilità di guadagno nel settore più in voga oggi erano troppo ghiotte per restare ignorate. A ogni modo, costituirà giusto una parte dell’offensiva commerciale lanciata dall’azienda italiana, sicché non costituirà più del 20 per cento delle consegne annue.

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Stando alle dichiarazioni fornite dal management, le supercar della Casa saranno ibride ed elettriche per il 60%, mentre nel 2030 arriveranno all’80%, con un 40% di veicoli a batteria. Ergo, il motore a combustione interna non sarà abbandonato sia per soddisfare la domanda di vari mercati sia nella speranza che il legislatore del Vecchio Continente inserisca i carburanti sintetici fra le tecnologie di transizione ammesse.