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Motori endotermici: possibili scenari, dal 2035

Il mondo dell’auto si prepara a vivere una delle rivoluzioni più corpose dei suoi ultimi tempi, perlomeno per il bando ai motori endotermici

V6 Busso

Il comparto dell’auto si prepara a vivere una delle rivoluzioni più corpose dei suoi ultimi tempi, perlomeno per ciò che riguarda il bando diffuso (per quanto riguarda l’Europa) ai motori endotermici. Tutte le nuove vetture vendute in Europa a partire dal prossimo 2035 non potranno infatti disporre di motori endotermici, ciò sulla base di una decisione proposta dal Parlamento Europeo che finirà per cambiare in maniera definitiva il mondo dell’auto e l’economia che ruota attorno ad esso.

I pareri conseguenti a questa decisione sono, come è giusto che sia, fortemente contrastanti. Non è un caso che il segretario generale della CGIL Piemonte, Giorgio Airaudo, abbia già ammesso che il sistema industriale del nostro Paese legato alla gestione del mondo dell’auto, dovrà “adeguarsi e innovare” provando quindi ad approfittare di questa nuova transizione ecologica che non dovrà “lasciare indietro nessuno”, ha aggiunto. Un punto di vista simile a quello del CEO di Silla Industries, una startup che realizza wallbox per la ricarica delle elettriche, Alberto Stecca che ritiene come i tempi siano maturi per adeguarsi visto che “mancano” ancora 13 anni.

Le preoccupazioni per l’addio ai motori endotermici sono differenziate

È chiaro però che nella maggior parte dei casi il fatto che si dovrà dire addio ai motori endotermici non fa stare tranquilla la filiera e la maggior parte delle sigle sindacali. A cominciare dalla FIM, che in base alle parole espresse dal suo segretario nazionale Ferdinando Uliano ha richiesto una convocazione immediata “del tavolo ministeriale dell’automotive”. La necessità è quella di non perdere ancora tempo in merito ad una transizione che secondo il suo punto di vista fa perdere “oltre 75.000 posti di lavoro nel nostro Paese”.

Anche la FIOM-CGIL ha reagito allo stesso modo per bocca del coordinatore nazionale automotive Simone Marinelli, il quale ha chiesto un confronto fra Governo, i sindacati e le imprese. “Un durissimo colpo”, anche secondo il presidente degli industriali torinesi ovvero una “soluzione poco realistica” secondo il Vice Ministro allo Sviluppo Economico, Gilberto Pichetto.

C’è infatti poi la questione legata alla possibile perdita di una grossa fetta di lavoratori, almeno 70mila secondo i dati prodotti da ANFIA, con l’elettrico che non pare (almeno al momento) riuscire a compensare questo sgravio così marcato. Ancora ANFIA sostiene che molti non hanno ben chiaro il fatto che la produzione delle batterie necessita di applicare attività minerarie utili per l’estrazione delle materie prime e di quelle chimiche per la conversione degli elementi necessari al prodotto finito.

auto elettrica

I prezzi delle elettriche saranno più alti

Sebbene oggi i prezzi delle elettriche, se equiparati a quelli delle vetture equipaggiate con motori endotermici, appaiono più vicini rispetto a quelli garantiti fino a qualche anno fa, il limite dovrebbe essere raggiunto nel giro di circa 4 anni quando la soglia dovrebbe però risultare ad un livello più alto rispetto a quello garantito oggi dalle vetture dotate di propulsori tradizionali.

Secondo il CEO di Renault, Luca De Meo, oggi come oggi il prezzo delle nuove auto non potrà più essere inferiore a 20.000 euro sia nel caso delle elettriche che nel caso di quelle equipaggiate con motori endotermici. Ciò in virtù di “costi di sviluppo e produzione sempre più alti”, secondo il numero uno di Renault.

Va poi approfondito il tema della ricarica. Oggi le colonnine sono ancora insufficienti, visto che per raggiungere i livelli proposti dal piano Fit for 55 bisognerebbe avere a disposizione quasi 7 milioni di punti di ricarica sul suolo europeo entro il 2030: oggi se ne contano circa 300mila. Va poi considerata la quantità di energia utile per alimentare queste nuove disponibilità, con conseguente incremento dei valori di CO2 visto che non proviene da fonti rinnovabili. Insomma, bisogna considerare aspetti e punti importanti prima di giungere ad un 2035 libero dagli ammirati motori endotermici della vecchia scuola.