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Le 3 Ferrari che fanno impazzire tutti

Ecco delle opere stratosferiche del “cavallino rampante”, sognate da ogni cittadino del mondo.

Ferrari 330 p4

Quando si parla di Ferrari è facile farsi trasportare emotivamente: un fatto assolutamente naturale, che sboccia in modo genuino. Lo diventa ancora di più quando si parla di certe “rosse”, capaci di interpretare in modo sublime lo spirito del marchio. Oggi ho selezionato per voi alcune creature speciali del “cavallino rampante”, posizionate sopra le altre in termini di fascino e carisma. Sono le Ferrari che tutti sognano e che tutti vorrebbero possedere. Volete scoprire di quali si tratta? Iniziate con noi il viaggio alla loro scoperta.

Ferrari 250 GTO

Questa è l’auto simbolo della casa di Maranello, la “rossa” per antonomasia. Quando si pensa a una creatura iconica del “cavallino rampante”, il pensiero di (quasi) tutti corre a lei. In essa si condensa al meglio la filosofia Ferrari, su tutti i fronti: è un’auto bella, prestazionale, vincente, ricca di fascino e con un motore da antologia. La 250 GTO è il frutto più noto della competenza e della passione di uomini e donne cresciuti a pane e motori, nel tempio motoristico dell’Emilia Romagna.

Questa scultura dinamica fu svelata al mondo nel 1962, scrivendo una data storica nel percorso evolutivo della casa di Maranello. Una vera pietra miliare per l’intero comparto automobilistico. Frutto dell’estro creativo di Sergio Scaglietti, la Ferrari 250 GTO si offre allo sguardo con lineamenti da top model. Impossibile resistere al richiamo delle sue seduzioni. Sinuosa e sportiva, questa vettura ha una grande efficienza funzionale, che esprime con straordinaria grazia.

Le sue forme sono entrate nell’immaginario collettivo, come simbolo di un’epoca, di un marchio e di un intero comparto. A dominare la scena ci pensa il lungo cofano, felicemente tondeggiante, come il resto della carrozzeria. Dietro spicca la coda tronca, con spoiler in stile papera, perfettamente integrato nella tela grafica generale, dove non emergono stonature, nemmeno di piccolo taglio. Qui l’esecuzione è impeccabile. Non meno raffinate sono le qualità tecniche e ingegneristiche del modello, alla cui nascita hanno concorso menti raffinate come quelle di Giotto Bizzarrini e Mauro Forghieri. Quest’ultimo vi iniziò a lavorare dopo la lite di Enzo Ferrari con il primo, che portò al suo allontanamento.

Le tre lettere della sigla sono l’acronimo di Gran Turismo Omologata, mentre la cifra iniziale rappresenta la cilindrata unitaria del motore V12 da 3 litri che ne alimenta le danze. Un cuore prezioso e nobile, che eroga 300 cavalli di razza, messi al servizio delle performance…e che performance. I risultati agonistici stanno a dimostrarlo meglio del “semplice” dato sulla velocità massima, pari a circa 290 km/h. Al dodici cilindri della Ferrari 250 GTO è abbinato un cambio a 5 marce, tutte sincronizzate. L’azione frenante fa affidamento su quattro dischi, che contrastano la sua energia cinetica con un’efficienza degna di quel periodo storico.

Ferrari 250 GTO
Una Ferrari 250 GTO sulle strade siciliane

Pensata per l’impiego sportivo, questa “rossa” svolse al meglio il suo compito. La Ferrari 250 GTO è considerata da molti come l’auto definitiva. Quella che l’Unesco dovrebbe tutelare per farla conoscere alle generazioni future, come simbolo ed espressione apicale del genio creativo umano. Non c’è angolo del mondo dove l’amore viscerale per questa meravigliosa opera d’arte non trovi espressione. A fissarla per sempre nella leggenda ci ha pensato il palmares agonistico, con tre titoli mondiali messi in cassa tra il 1962 e il 1964.

Come abbiamo riferito in altre occasioni, su questa creatura di Maranello l’arte si miscela all’ingegneria, in modo inebriante. Una sirena irresistibile per gli appassionati e per i collezionisti (ma non solo per loro), nata da un processo genetico di aulica specie. Per moltissimi anni la 250 GTO è stata l’auto più cara del mondo. Nelle aste internazionali ha spuntato sempre quotazioni stratosferiche, solo qualche settimana fa superate dalla cifra raggiunta da un’altra rara vettura di un marchio diverso.

Pochissimi Paperoni possono accarezzare l’idea di metterne una in garage, ammesso che trovino qualcuno disposto a vendere il suo esemplare. Agli altri non resta che sognare quella splendida carrozzeria ancorata a un telaio tubolare in acciaio, di tipo aeronautico, molto più solido di quello della 250 SWB. Pochi fortunati riusciranno ad ascoltare dal vivo le sue musicalità meccaniche, altri avranno il privilegio di vederla in azione in pista, nelle gare per vecchie glorie che ogni tanto vanno in scena a Goodwood.

Ferrari 330 P4

Quando si parla di auto da corsa di bellezza mozzafiato, la mente non può che correre a lei. Si tratta, infatti, di una vera scultura, di un capolavoro assoluto, che inebria col fascino delle sue forme, con la sua storia, con la preziosa “meccanica vivente” che ne anima le danze. Nessuna vettura da gara può competere con lei in termini di fascino, anche se altri modelli hanno vinto di più. Facendo scivolare lo sguardo sui suoi lineamenti si resta inebriati dalla loro bellezza.

Questa non è un’auto: è un’opera d’arte. Sembra pensata per i concorsi d’eleganza, ma è stata plasmata pensando esclusivamente all’impiego in ambito sportivo. Davvero incredibile. Miracoli del genere possono prendere forma solo dalle parti di Maranello. La Ferrari 330 P4 è una delle “rosse” più iconiche di sempre: solo la 250 GTO regge il confronto, ma quella è una GT. Se l’aspetto esteriore non fatica a guadagnare un posto centrale nel cuore degli appassionati (e non solo), anche il resto del pacchetto ci riesce con la stessa facilità, a partire, ovviamente dal motore, anima di ogni creatura del “cavallino rampante”.

Qui la spinta giunge da un V12 da 4 litri di cilindrata, che eroga la bellezza di 450 cavalli di potenza massima, a 8000 giri al minuto. L’energia sprigionata da questo gioiello ingegneristico si esprime con una tempra vulcanica, sia in termini di erogazione, sia in termini di musicalità meccaniche. Un distillato di un know-how unico che ha scritto memorabili pagine di storia. Franco Rocchi è stato davvero eccezionale nel definirne il carattere, abbinando il vigore espressivo ad una adeguata affidabilità.

Con tanta energia in corpo, la Ferrari 330 P4 è capace di prestazioni al top, grazie anche al peso di soli 792 chilogrammi. Il suo dodici cilindri, con funzione portante, ha segnato l’esordio delle tre valvole per cilindro e di altri significativi affinamenti, nati dall’esperienza acquisita in Formula 1. Nuova la trasmissione, interamente costruita in casa. Ad ospitare la sinuosa carrozzeria in alluminio, plasmata da Piero Drogo, ci pensa un telaio con la classica struttura a traliccio in tubi d’acciaio, abbinata ad elementi scatolati.

Ferrari 330 P4

Un’auto come questa, bella, potente e molto efficace sul fronte dinamico, non poteva che guadagnare dei risultati brillanti in gara. Il suo palmares nell’universo sportivo è la cartina di tornasole della sua eccellenza. La Ferrari 330 P4, infatti, vinse il titolo Mondiale Marche del 1967. In quella stagione agonistica riuscì ad avere la meglio sulle agguerrite rivali dello squadrone Ford, riscattando lo smacco subito da Enzo Ferrari e dai suoi uomini l’anno prima. I conti furono così pareggiati, facendo appello alle doti di una “rossa” entrata nella leggenda, dalla porta principale. Indimenticabile l’arrivo in parata sul traguardo della 24 Ore di Daytona del 1967, vinta da Bandini e Amon.

Non poteva esserci un modo più incisivo, dal punto di vista mediatico, per fissare nella storia la memorabile tripletta messa a segno in Florida. La foto delle tre sculture di Maranello affiancate sulla linea di arrivo ha fatto il giro del mondo ed è entrata nell’antologia del motorsport. Ancora oggi quell’immagine emoziona, ma ancora di più emoziona la vista dal vivo di una Ferrari 330 P4, auto che consegnò il tredicesimo titolo costruttori della specialità alla casa di Maranello.

Oggi non è facile ammirare di presenza una di queste “rosse”, ma quando capita è un vero piacere dei sensi. La bellezza della contemplazione si miscela al godimento uditivo, in un quadro reso ancora più esaltante dalle vibrazioni emotive prodotte dall’incredibile storia di questa opera d’arte del “cavallino rampante”, che si proietta in una dimensione eterea. Solo la casa di Maranello poteva produrre un gioiello del genere.

Ferrari F40

Qui bisogna inchinarsi, perché si è al cospetto della regina dell’era moderna del “cavallino rampante”. Nessun’altra supercar è entrata nel cuore della gente come lei. Del resto, raggiungere il suo carisma è impossibile. Ultima vettura svelata in presenza di Enzo Ferrari, è una sorta di testamento spirituale del Commendatore. Quest’ultimo, per il vernissage, a microfono inavvertitamente aperto, espresse delle parole di lode nei suoi confronti. Un fatto irrituale per lui, che cercava di non far emergere le sue emozioni.

La Ferrari F40 era entrata nel suo cuore, come è entrata nel cuore di tutti gli altri. Impossibile resistere al bombardamento emotivo regalato da questa superba opera d’arte, diventata subito iconica. Quando si pensa a un’auto sportiva, il collegamento con lei è quanto di più naturale possa succedere. Vederla in giro, fra le altre auto, dà l’impressione di incontrare un’astronave in mezzo a dei carretti. Pensate all’effetto che fece nel lontano 1987, quando giunse in società.

Le sue linee sono mozzafiato. Esprimono la loro carica dinamica con un carisma unico e irraggiungibile. Pininfarina, per mano di Pietro Camardella, ha fatto un lavoro straordinario, entrato per sempre nella storia. Il frontale, largo e basso, la fiancata a cuneo, il grosso alettone posteriore a tutta larghezza: sono elementi che conquistano gli sguardi e si fissano in modo perenne nel cuore. Mai una vettura dell’era moderna aveva entusiasmato tanto. Quasi impossibile che altre di epoca futura riescano a superarla sul fronte emotivo.

Ferrari F40
Un look che fa sognare ad occhi aperti

Erede della GTO del 1984, la Ferrari F40 esalta ancora di più la sua connessione col mondo delle corse. Si tratta di una supercar genuina ed acqua e sapone. Qui non ci sono filtri, qui non ci sono finzioni. Tutto è autentico. La coerenza del progetto, su tutti i fronti, deriva da un’unica regia, quella dell’ingegnere Nicola Materazzi. Un tecnico geniale, di cui l’Italia deve andare fiera. Per la “rossa” celebrativa del quarantesimo anniversario della casa di Maranello ha dato il meglio di sé. Chapeau!

Si tratta della prima auto stradale nella storia Ferrari a essere costruita con svariati materiali compositi. La spinta fa capo a un motore V8 biturbo da 2936 centimetri cubi di cilindrata, che eroga una potenza massima di 478 cavalli a 7000 giri al minuto, con un picco di coppia di 577 Nm a 4000 giri al minuto. Le sue scariche di energia, controllate mediante un cambio manuale a 5 marce, incollano al sedile e regalano un sorriso a 36 denti. I numeri sono straordinari, ma non raccontano al meglio l’appagamento sensoriale. Ne citiamo alcuni per dovere di cronaca: accelerazione da 0 a 200 km/h in 12 secondi, chilometro con partenza da fermo in 21 secondi, velocità massima di oltre 324 km/h. All’epoca erano cifre di riferimento; oggi anche le piccole di casa Ferrari fanno meglio, ma le emozioni non sono paragonabili.

Chi ha bevuto il vino della F40 non troverà la stessa qualità nelle bottiglie recuperate dalle altre botti, anche se della stessa azienda. Il segno di un’auto iconica, simbolo meraviglioso di un’Italia che sa far sognare, al più alto livello. Tutti desiderano possedere una Ferrari F40 e tutti, in qualche modo, ne hanno avuta una. I più fortunati si sono assicurati un esemplare reale, gli altri si sono accontentati di un modello in scala o di un poster in bella mostra nella camera da letto, giusto per orientare gli slanci onirici prima di andare a dormire. La F40 ha fatto innamorare milioni di persone, che oggi continuano a venerarla, come regina di una specie unica. Il suo valore è in crescita, perché rappresenta il simbolo di un’era viva, in un’epoca come quella odierna dove la freddezza dell’elettrificazione sta prendendo piede.