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Le Ferrari più emozionanti di questo millennio

Ecco le “rosse” più esotiche ed intriganti nate dopo il 2000. Sono dei capolavori incredibili.

Ferrari Targa Florio

Nel corso della sua storia, la Ferrari ha firmato tanti gioielli a quattro ruote, che si sono ritagliati uno spazio centrale nel cuore di milioni di appassionati. Questo è avvenuto in passato ma continua a succedere anche nell’era contemporanea. Qui ho deciso di mettere insieme le “rosse” a mio avviso più entusiasmanti nate in questo millennio. Sono le creature più estreme ed esotiche lanciate dal marchio dopo il 2000. Sognare, con esse, è molto facile. Qualcuno può farlo ad occhi aperti, scendendo nel garage e mettendole in moto, per una esperienza di guida indimenticabile. Se lo gradite, seguiteci nel nostro viaggio alla loro scoperta.

Ferrari Daytona SP3

Questa è la “rossa” degli ultimi anni che fa sognare maggiormente. A mio avviso è una delle creature di Maranello più emozionanti ed esclusive di sempre. Le consegne non sono ancora iniziate, ma la Ferrari Daytona SP3 è già entrata nel cuore di tutti, con la forza delle sue credenziali. Destinata a prendere forma in soli 599 esemplari, proposti al prezzo base di 2 milioni di euro, questa hypercar in serie limitata scrive un nuovo atto della Serie Icona, proseguendo il cammino già tracciato dalle Monza SP1 ed SP2.

Base di partenza è stato il telaio della Ferrari LaFerrari Aperta, rispetto alla quale si offre in modo profondamente diverso, non solo sul piano estetico, ma anche per la rinuncia alla propulsione ibrida. Un valore aggiunto per i cultori della tradizione. Il monumentale motore V12 aspirato da 6.5 litri, in questa veste, eroga una potenza massima di 840 cavalli, con melodie meccaniche inebrianti. Qui si sublima l’eccellenza del frazionamento più iconico della casa di Maranello. Stiamo parlando di un cuore che si erge al rango di opera d’arte, testimonianza sublime delle competenze tecniche della migliore scuola ingegneristica italiana. Roba da tutelare sotto l’egida dell’Unesco, specie in quest’epoca votata alla triste e fredda elettrificazione.

Le prestazioni sono al top, con un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 2.85 secondi e da 0 a 200 km/h in 7.4 secondi. Si spinge oltre quota 340 km/h la velocità massima. A tenere l’auto ben ancorata al suolo, anche alle andature più sostenute, provvede l’eccellente deportanza, frutto di uno studio aerodinamico che fa leva sulle doti intrinseche della silhouette, senza far ricorso a vistosi alettoni o ad appendici attive. Un altro colpo da maestro. Le dinamiche promettono di essere allineate alla sua eccellenza, che emerge sin dal primo sguardo.

Pure l’estetica, infatti, è da antologia. Nelle linee plastiche e seducenti della Ferrari Daytona SP3 ci sono evidenti richiami alle “rosse” che guadagnarono la tripletta alla 24 Ore di Daytona del 1967. L’arrivo in parata, in quella circostanza, delle leggendarie 330 P3/4, 330 P4 e 412 P, si è fissato per sempre nella storia dell’automobilismo. A quelle creature da sogno si ispira la nuova hypercar, che nello specchio di coda mutua elementi espressivi della Ferrari 250 P5 Berlinetta Speciale di Pininfarina. Il risultato? Un capolavoro, firmato da Flavio Manzoni, che appaga un bisogno da tempo avvertito dagli appassionati: quello di riavere in listino una “rossa” dal look estremo.

Ferrari Monza SP1 ed SP2

Declinano in chiave monoposto e biposto il concetto di barchetta e lo elevano allo splendore della modernità, interpretandolo secondo i canoni attuali, nel migliore dei modi. Sono due capolavori. Qui l’estro creativo di Flavio Manzoni tocca il suo apice, con linee di sublime armonia, dove nulla è fuori posto. Le Ferrari Monza SP1 ed SP2 sono dei capolavori, che esprimono il loro splendore con volumi fluidi e puliti, trattati in modo impeccabile. Io preferisco la versione a due posti, ma anche l’altra è impeccabile. Queste vetture sono delle sculture a quattro ruote. Per purezza espressiva sono in grado di reggere, a testa alta, il paragone con le migliori opere di Pininfarina.

Con loro è sbocciata la Serie Icona, creata dalla casa di Maranello per celebrare i modelli più belli della sua storia, con vetture moderne connesse alla loro eccellenza. I richiami a volte sono formali, altre volte concettuali, ma emergono in modo chiaro. Fonte di ispirazione, per le Ferrari Monza SP1 ed SP2 sono state le leggendarie Ferrari Sport degli anni romantici dell’automobilismo: le famose “barchette”. In esse si coglie una discendenza ideale dalle 750 Monza e 860 Monza. Queste preziose fuoriserie in serie limitata si giovano della spinta di un motore V12, rigorosamente aspirato, da 6.5 litri di cilindrata, che mette sul piatto 810 cavalli di razza emiliana, capaci di inebriare con la loro grinta.

Le prestazioni sono di altissimo livello, come impone il lignaggio del marchio. Alcune cifre bastano a definire il quadro: l’accelerazione da 0 a 100 km/h viene liquidata in 2.9 secondi, mentre lo scatto da 0 a 200 km/h richiede solo 7.9 secondi. La velocità massima si spinge nel territorio dei 300 km/h, ma sono le prestazioni istantanee, da vivere en plein air, la principale fonte di godimento di queste “rosse”, che elargiscono delle sonorità motoristiche esaltanti. Anche qui un omaggio alla migliore tradizione del marchio del “cavallino rampante”.

I purosangue custoditi nella scuderia esprimono le loro danze con l’armonia di una grande orchestra sinfonica. Impossibile non esaltarsi al cospetto delle Ferrari Monza SP1 ed SP2: sono delle auto così incredibili da lasciare il segno anche in quanti non amano i mezzi a quattro ruote. Qui si parla di arte pura e in questa dimensione entrano nel cuore di tutti, come alcuni grandi capolavori d’arte esposti al Louvre di Parigi. Espressioni tangibili dell’estro creativo italiano e della sua eccellenza ingegneristica, le due barchette di Maranello sono già entrate nella storia.

Ferrari LaFerrari coupé ed Aperta

Declinata anche in versione con tettuccio asportabile, questa è una delle “rosse” più entusiasmanti di sempre. L’alimentazione ibrida non va ad inficiarne il carattere, ma aggiunge note di vigore, rendendo ancora più esaltante il quadro, senza incidere minimamente sulle musicalità meccaniche del cuore endotermico, che suona in modo sublime. Erede della Enzo, la Ferrari LaFerrari incorpora il sistema HY-KERS, per il recupero e il riutilizzo dell’energia accumulata in frenata e in curva, sulla falsariga di quanto già fatto in F1. Molto coinvolgente il suo stile, che si proietta al futuro, in un quadro formale fluido e pulito, privo di connessioni evidenti con la tradizione storica del marchio. Basta guardarla, però, per capire sin dal primo sguardo che si tratta di un’opera del “cavallino rampante”. E che opera!

LaFerrari è uno scrigno di innovazioni tecnologiche, prestazioni, stile avveniristico, emozioni di guida. Questa creatura prosegue la tradizione dei gioielli a tiratura limitata della casa di Maranello, che annovera nella raccolta capolavori come GTO, F40, F50 ed Enzo. Un sogno di inebriante maestria dialettica, destinato a pochi eletti, con patrimoni da favola, che spinge in alto le pulsazioni cardiache. La spinta fa capo a un motore a combustione V12 da 6.3 litri di cilindrata, che sviluppa 800 cavalli. A questi si sommano i 163 cavalli messi sul piatto dall’unità elettrica, per una potenza complessiva di 963 cavalli.

L’elevata coppia fornita dal motore elettrico ai bassi giri consente di ottimizzare il motore termico agli alti regimi. Il risultato è una spinta eccezionale e costante, con una coppia di 900 Nm. Le prestazioni sono stratosferiche: accelerazione da 0 a 100 km/h in meno di 3 secondi, da 0 a 200 km/h in meno di 7 secondi, da 0 a 300 km/h in 15 secondi. La velocità massima si spinge oltre la soglia dei 350 km/h. Il transfer tecnologico dalla Formula 1 emerge a tutti i livelli, come nella progettazione e realizzazione del telaio, curato in modo brillante da una squadra di tecnici che si è giovata del contributo di Rory Bryne, noto progettista di monoposto vincenti della scuderia di Maranello.

L’esteso impiego di materiali compositi, miscelati nelle combinazioni più raffinate, ha consentito di ridurre il peso e di regalare all’hypercar di Maranello una robustezza strutturale di riferimento. Sublime l’efficienza dinamica, anche grazie all’aerodinamica attiva. Questa vettura è la degna erede della stirpe di fuoriserie che ha preso forma con la GTO del 1984. Ora si aspetta la sua erede. Sarà qualcosa di incredibile.

Ferrari Enzo

Porta il nome del fondatore della casa del “cavallino rampante”: una scelta impegnativa quella del management, che esigeva contenuti all’altezza. La Ferrari Enzo non ha deluso le aspettative, anzi si è spinta oltre. Questa magnifica creatura in tiratura limitata si offre allo sguardo con linee insolite, che rapiscono i sensi. Il merito è di Pininfarina, la cui firma ha per l’ennesima volta dato forma a un capolavoro, immune alle rughe del tempo.

Oggi è una delle “rosse” più ricercate dell’era moderna. In totale ha preso forma in 399 esemplari, più uno regalato a Papa Giovanni Paolo II, con finalità benefiche. Discendente della stirpe aperta dalla GTO del 1984, poi proseguita con le F40 ed F50, la Ferrari Enzo ha spinto ancora più in alto i contenuti tecnologici e prestazionali della serie delle hypercar di Maranello, elevandosi a punto di riferimento assoluto del comparto, durante la sua permanenza sul mercato. Questa creatura emiliana è spinta da un motore V12 da 6 litri di cilindrata, che eroga una potenza massima di 660 cavalli a 7800 giri al minuto, con un picco di coppia di 657 Nm. Tutta questa energia viene scaricata sulle ruote posteriori con un cambio elettroattuato a 6 rapporti.

Sul fronte prestazionale si era al top nel suo periodo storico. Anche se le cifre rappresentano solo in parte le sue doti dinamiche, ne facciamo menzione, per dovere di cronaca. L’accelerazione da 0 a 100 km/h viene liquidata in soli 3.65 secondi, in meno di 10 secondi si è già oltre i 200 km/h, mentre il chilometro con partenza da fermo viene archiviato in 19.6 secondi. Oltre 350 km/h si inoltra la punta velocistica. Per anni la Enzo è stata la Ferrari stradale più veloce mai prodotta. Alla bontà del suo handling concorreva la leggerezza, resa possibile dall’esteso impiego di fibra di carbonio e materiali compositi su telaio e carrozzeria.

Splendida la resistenza al fading dei quattro dischi carboceramici dell’impianto frenante. Bella e piacevole da guidare, la Ferrari Enzo è un vulcano di magia, da cui sgorgano emozioni pure, al servizio del fortunato conducente e del suo passeggero. Impossibile non esaltarsi al cospetto di un simile gioiello, che ha scritto una nuova pagina memorabile della capacità creativa e ingegneristica Made in Italy. Ancora oggi la Ferrari Enzo cattura gli sguardi e il cuore come una calamità. Per lei il trascorrere degli anni non rappresenta un problema. Le cose veramente belle e affascinanti non invecchiano mai.