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Le 3 Ferrari più belle ed emozionanti degli anni ’50

Sono delle “rosse” speciali, stradali e da gara, che inebriano con le note del loro splendore.

Ferrari 250 GT SWB

Negli anni Cinquanta sono nate alcune delle Ferrari più belle ed iconiche di tutti i tempi. Per la casa del “cavallino rampante” fu un decennio davvero molto prolifico, anche in termini di modelli. Difficile scegliere quelli più emozionanti, ma nel ricco ventaglio di “rosse” di quel periodo storico ci sono tre modelli che, a mio avviso, si collocano su un gradino più alto. Vuoi scoprire di quali si tratta? Bene, non ti resta che continuare la lettura del post.

Alla fine, mi piacerebbe conoscere il tuo parere. La pensi come me, oppure avresti messo delle auto diverse? A prescindere dai punti di vista personali, tutti si è d’accordo su un fatto: nel primo decennio di storia piena della casa di Maranello, questa è riuscita a dare forma a tanti capolavori a quattro ruote. Solo pochi anni prima, nel 1947, aveva preso forma la prima “rossa” di sempre: la 125 S. Fu l’inizio del mito.

Ferrari 250 GT California SWB

Questa è senza ombra di dubbio una delle “rosse” più belle degli anni cinquanta ed una delle spider più affascinanti di tutti i tempi. Prodotta dal 1957 al 1963, ha sublimato la sua magia con la versione a passo corto del 1960, nota come SWB (acronimo di Short Wheel Base). Il merito dello stile coinvolgente della Ferrari 250 GT California va ascritto all’estro creativo di Sergio Scaglietti, che ne plasmò anche fisicamente la carrozzeria. A volere fortemente il modello fu Luigi Chinetti, importatore statunitense del marchio del “cavallino rampante”. Convinto del sicuro successo di una scoperta di questo tipo, riuscì a persuadere Enzo Ferrari. Per distinguere la nuova opera dalle altre cabriolet della casa di Maranello, fu aggiunto il suffisso Spider, improprio rispetto alla natura del modello.

Fantastica in tutte le vesti, la Ferrari 250 GT California, come già scritto, toccava l’apice del suo fascino nella versione SWB, che ho scelto come rappresentante della specie. Questa magnifica vettura condivideva diverse componenti con le berlinette dello stesso periodo storico, ma allargava la gamma operativa, regalando il piacere della guida en plein air. L’energia propulsiva giungeva da un motore V12 da 3 litri di cilindrata, con angolo di 60 gradi fra le bancate. Un cuore sonoro e generoso, disposto in posizione anteriore longitudinale, che regalava grande forza dinamica, con la grinta dei suoi 280 cavalli, erogati a 7000 giri al minuto. Ad alimentarlo provvedevano tre carburatori Weber 36 DCL. Il suo vigore veniva gestito col supporto di un cambio manuale a quattro rapporti.

Molto gradevoli le dinamiche stradali, grazie anche al buon progetto telaistico, con una struttura tubolare in acciaio, che faceva bene il suo lavoro. Notevole il quadro prestazionale, ben rappresentato dalla velocità massima di 270 km/h. A garantire l’azione frenante ci pensavano dei dischi, calibrati sullo spirito del modello. Espressione iconica della “Dolce Vita“, la Ferrari 250 GT California si prestò anche all’uso in gara, ma ben altra era la sua missione. Pur essendo straordinariamente prestazionale, questa “rossa” era più adatta a delle vivaci passeggiate sulle strade sinuose che accarezzano il mare, con il vento sui capelli. Viene facile immaginare una vettura del genere nelle località più chic del pianeta oppure nei concorsi di eleganza più prestigiosi, dove guadagna la scena con il fascino conturbante delle linee della sua carrozzeria. Questa è una vera scultura a quattro ruote, un’opera d’arte destinata all’eternità. Impossibile non innamorarsene. Tanto di cappello agli uomini della Ferrari!

Ferrari 250 Testa Rossa

Questa barchetta è una delle Sport più belle di sempre, ma anche una delle “rosse” più iconiche di tutti i tempi. La Ferrari 250 Testa Rossa, pur essendo nata per le corse, è un capolavoro di design, che meriterebbe un posto al Louvre di Parigi. Il suo debutto in società avvenne nel 1957. Anche se è passata una vita dal suo vernissage, fa sognare ad occhi aperti pure oggi. La versione più bella è quella iniziale disegnata e plasmata da Sergio Scaglietti. A darle una spiccata personalità stilistica concorrono le profonde feritoie di raffreddamento dei tamburi. Il nome del modello deriva dalla colorazione dei coperchi delle valvole. La cifra numerica presente nella sigla indica invece la cilindrata unitaria.

Spinta da un motore V12 da 3 litri, con 300 cavalli all’attivo, la Ferrari 250 Testa Rossa era capace di produrre una spinta davvero formidabile, solo in parte rappresentata dalla velocità massima nell’ordine dei 270 km/h. Al resto ci pensavano l’affidabilità del modello e le sue doti telaistiche. Questa barchetta da corsa, nella versione iniziale e nelle sue evoluzioni, si pose in mostra nell’universo agonistico, mettendo a segno un palmares di tutto rispetto. Trionfale la stagione sportiva 1958, segnata dal ritmo dei suoi successi. Grazie a lei, la casa di Maranello guadagnò il titolo mondiale. Purtroppo, una serie di fatti poco gradevoli, come la scomparsa di alcuni piloti, impedirono di ripetere nel 1959 la brillante stagione 1958. Anche nel 1960 e nel 1961 l’alloro iridato finì in Emilia Romagna, grazie a lei.

La Ferrari 250 Testa Rossa è stata l’unica vettura della specie ad essersi imposta per ben tre volte alla 24 Ore di Le Mans. In totale prese forma in 34 esemplari. Oggi è una regina delle aste e dei concorsi d’eleganza. Nei raduni cattura gli sguardi come una calamita. La Ferrari 250 Testa Rossa del 1957 è una delle stelle più brillanti della galassia del “cavallino rampante”. Il suo arrivo in società fu dettato dal limite dei 3 litri di cilindrata posto ai prototipi dalla Commissione Sportiva Internazionale. Pur se destinata alle corse, questa vettura si concede allo sguardo con la soave grazia delle opere destinate al trionfo nei principali red carpet del pianeta. Miracoli che dalle parti di Maranello avvengono con una certa frequenza. La splendida carrozzeria in alluminio sarebbe bastata da sola a consegnare la Ferrari 250 Testa Rossa alla leggenda. Oggi è una delle opere più amate del marchio italiano.

Ferrari 250 GT Berlinetta passo corto

Questa è un’altra delle “rosse” più belle ed entusiasmanti di sempre. Le sue linee sono il risultato di un’ispirazione divina, messa a frutto nel migliore dei modi da Pininfarina, cui si deve il suo stile iconico e impeccabile. La Ferrari 250 GT Berlinetta passo corto, nota come SWB (Short Wheel Base), è stata prodotta dal 1959 al 1962, in 176 esemplari. Quando si pensa ad un’auto sportiva versatile, la mente corre presto a lei, per la sua capacità di entusiasmare su strada e di vincere in pista. Miracoli che solo dalle parti di Maranello sanno fare in modo così brillante. Non c’è appassionato d’auto che non ami follemente questa vettura, nei cui tratti espressivi si coniugano in modo encomiabile le note dell’eleganza e della sportività.

Come abbiamo riferito in un’altra circostanza, la 250 GT SWB è entrata di diritto nelle pagine più importanti dell’antologia della bellezza. Incredibile la quantità di vittorie messe a segno da questa “rossa” negli anni sessanta, sia nelle mani dei piloti ufficiali della casa di Maranello che in quelle di driver privati. Qui evitiamo di fare l’elenco, che sarebbe lunghissimo, ma non ci vuole molto a capire come nel suo palmares ci siano tante gare importanti. La spinta della 250 GT SWB è assicurata da un motore V12 da 3 litri di cilindrata, disposto in posizione anteriore longitudinale. Un gioiello ingegneristico, con 240 cavalli all’attivo nella versione stradale e 280 cavalli in quella Competizione. Superfluo dire che il tenore delle performance era al vertice nel suo periodo storico.

L’azione è accompagnata da musicalità meccaniche soavi, che entrano nel cuore dalla porta principale, per fissarsi al suo interno in forma perenne. Il merito della sua efficacia sportiva è ascrivibile alla qualità di un progetto col quale si sono misurati Mauro Forghieri, Carlo Chiti e Giotto Bizzarrini. Stiamo parlando di tre progettisti di altissimo rango, il cui frutto doveva per forza essere un prodotto al top. Su questa creatura del “cavallino rampante”, i progettisti puntarono ancora una volta su telaio in traliccio di tubi in acciaio. Il peso era di 1100 chilogrammi sulla versione Lusso, con carrozzeria in acciaio e con una taratura più “turistica” in termini di allestimento, e di 960 chilogrammi sulla versione Competizione, con carrozzeria in alluminio. Ai quattro dischi della Dunlop il compito di rallentare le danze di questa sublime creatura, sintesi perfetta dell’eccellenza creativa e ingegneristica Made in Italy. Un vero capolavoro, destinato all’eternità.