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Stellantis, brusca frenata a febbraio: -17,5% rispetto al 2021

Stellantis paga a caro prezzo la crisi attraversata dall’intera industria dell’automobile, con un netto calo di immatricolazioni a febbraio.

Stellantis logo

Ancora una volta l’industria dell’automotive non manda dei buoni segnali sul proprio stato di salute. Secondo quanto, infatti, riportano le ultime rilevazioni sull’andamento del mercato nel Vecchio Continente c’è parecchio da soffrire. Che fosse un periodo complicato lo dicono tutti gli esperti del settore da tanto tempo ormai. I problemi inerenti alla carenza di materie prime, e in generale legati alla catena degli approvvigionamenti, sono risaputi. Così come i tempi di consegna dei veicoli esponenzialmente allungati: la conseguenza più tangibile dei disagi appena indicati. Non ha motivo di sorridere neppure Stellantis, alla base dei numeri registrati nel mese di febbraio.

Stellantis, netta contrazione delle immatricolazioni in confronto al 2021: un febbraio nero, peggiore della media del settore nel Vecchio Continente

Stellantis

Secondo, infatti, quanto riporta Acea, l’associazione dei Costruttori europei, la situazione è davvero complicata per gli attori della filiera. Nell’arco dello scorso mese nei Paesi Ue più Efta più Regno Unito si sono complessivamente piazzate 804.028 vetture, per un meno 5,4 per cento in confronto allo stesso mese del 2021. Nel primo bimestre del 2022 sono stati venduti 1.626.350 veicoli, in flessione del 3,9 per cento rispetto all’analogo intervallo del 2021.

Stellantis elettriche

A febbraio 2022, Stellantis ha realizzato 163.920 immatricolazioni, ovvero il 17,5 per cento in meno dello stesso mese dello scorso anno. Passando, invece, in rassegna il rendimento dei due mesi il gruppo italo francese ne ha messe a segno 320.662; ergo, il 15,1 per cento sul periodo analogo del 2021.

Il Centro studi promotor ha commentato il preoccupante crollo dell’industria. I risultati appaiono nella loro piena gravità se si pensa che nell’intero 2021, rispetto ai livelli ante Coronavirus, si era ravvisato un calo del 25,5 per cento, sottolinea Csp. Dopo la crisi innescata dall’emergenza epidemiologica non vi sono stati eventi in grado di scaturire un’inversione di tendenza. Alcune Nazioni, Italia compresa, sono ricorse a incentivi per sostenere la domanda. Ma i benefici sono stati appena parziali, anche perché ulteriori difficoltà si sono abbattute sulle performance dei brand.