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Ferrari, Benedetto Vigna e la (rin)corsa all’elettrico

Più che una corsa, quella di Ferrari, e del suo nuovo amministratore delegato Benedetto Vigna, sarà una rincorsa nei confronti dell’elettrico

Benedetto Vigna

Più che una corsa, quella di Ferrari, e del suo nuovo amministratore delegato Benedetto Vigna, sarà una rincorsa nei confronti dell’elettrico. L’obiettivo di applicare una transizione così importante su un prodotto strutturato da sempre su convinzioni e schemi legati indissolubilmente a pistoni e benzina è arduo, ma non impossibile. Proprio l’apporto di Benedetto Vigna, a lungo cercato dopo una posizione resa vacante dalle dimissioni del suo predecessore Louis Camilleri, sarà fondamentale e di certo non casuale nel percorso di ricerca nei confronti di un elettrico che i puristi vedono col naso storto mentre per chi guarda al futuro rappresenta una condizione necessaria per non rimanere indietro.

Non è quindi un caso che la nuova configurazione manageriale di casa Ferrari è indicativa di un assetto rinnovato utile anche per tracciare le basi necessarie nei confronti di un futuro differente. Un domani diverso per tutti i costruttori d’automobili e ancora più differente per chi come Ferrari ha da sempre vissuto i cambiamenti con interesse e qualche necessario punto di domanda.

Benedetto Vigna ha preferito mantenere al proprio posto chi in Ferrari gestiva una posizione fondamentale, aggiungendo però nuove figure utili a garantire una visione futura votata alle nuove sfide che impone il mercato con un occhio di riguardo anche all’elettronica. Il suo apporto pacato e ragionato, da fisico prestato ad una Ferrari in pieno cambiamento, è indicativo di un saper fare che appare già particolarmente interessante. Vigna, che dal 2016 rivestiva il ruolo di presidente in STMicroelectronics, Analog, MEMS and Sensors Group, proprio dalla struttura che ha diretto si porta dietro alcuni nomi in Ferrari perché è necessario agire sulla tecnologia di un domani ormai vicino all’essere presente: provengono da STMicroelectronics, Ernesto Calandra (ora Chief Research & Development Officer) e Angelo Pesci (nel ruolo di Chief Purchasing & Quality Officer).

Benedetto Vigna
Benedetto Vigna con Mattia Binotto

Reinventare la Ferrari guardando all’elettrico

Quella di reinventare la Ferrari passando per l’elettrico è una necessità dovuta ai tempi che cambiano e a regolamentazioni sempre più specifiche, in grado di imporre senza esclusione alcuna. Secondo quanto affermato dall’importante testata economica statunitense, Bloomberg, il compito di Benedetto Vigna che ragiona verso questa direzione non può che essere “arduo”.

Ciò nonostante, Ferrari può contare su un piano azionario decisamente solido e sul fatto che l’importanza delle condizioni che gravitano attorno alla celebre denominazione legata al Cavallino Rampante più noto del Globo fanno si che un passaggio verso l’elettrico dovrebbe non rappresentare un trauma. Piuttosto bisognerà convincere i puristi e i tradizionalisti del marchio.

In ogni caso Benedetto Vigna dovrà premere con forza sul pedale dell’acceleratore perché Ferrari non può rimanere dietro a nessuno, e questo a Maranello lo sanno bene. Ma il nuovo amministratore delegato del Cavallino Rampante non è nuovo alle sfide e c’è da scommettere che l’apporto di nuove collaborazioni dovrebbe garantire interessanti margini di interesse nell’attesa che il 2025 sia in grado di introdurre la prima Ferrari elettrica di sempre.

D’altronde se Bloomberg definisce “arduo” il processo che condurrà Ferrari verso l’elettrico, c’è chi come l’altrettanto autorevole compagine finanziaria statunitense Morgan Stanley vede condizioni identiche a quelle attuali anche in una configurazione completamente votata all’elettrico. Secondo Morgan Stanley, sulla base di quanto descritto in una nota fatta pervenire agli investitori, la capitalizzazione di mercato dei propulsori a combustione oggi al centro di Ferrari dovrebbe rimanere tale anche nel passaggio verso l’elettrico tanto che quello Ferrari sarà ancora “il titolo preferito per il 2022 nel comportato dei veicoli elettrici”.

L’importanza di un brand globale come Ferrari dovrebbe quindi continuare a garantire aspettative di livello anche quando l’abbandono dei propulsori tradizionali aprirà le porte all’esclusivo utilizzo di unità elettriche.

Ferrari

Occhio però ai possibili segnali di warning

Bisogna però tener conto di eventuali segnali di allarme o, classificandoli più vero il basso, di avvertimento. Bloomberg cita ad esempio un paragone strettamente prestazionale nel confronto fra l’elettrico e i propulsori tradizionali, facendo un paragone: “la natura stessa dei motori elettrici va a fissare l’accelerazione di una Tesla Model S allo stesso livello di quella di un’auto da corsa. Ciò significa che Ferrari è destinata a perdere una parte del suo vantaggio nel passato di sole motorizzazioni a benzina”.

Il warning più concreto potrebbe essere rappresentato da un approccio verso l’elettrico che in Ferrari potrebbe sembrare piuttosto conservativo. Non è un caso che Porsche (che ha già a listino la Taycan dal 2019 con vendite che hanno sopravanzato le sportive del marchio dotate di motori tradizionali) si trovi molto più avanti di Ferrari in questa direzione, così come Rimac Automobili che oggi è parte di un marchio dalle ampie prospettive come Bugatti: il timore della testata statunitense è persino legato al fatto che in questa importante sfida il Cavallino Rampante si trovi anche alle spalle di Tesla.

Il modello definito da Tesla

Ma proprio Tesla potrebbe divenire un modello, utile non solo per una concreta ispirazione. Qualche tempo fa lo stesso Benedetto Vigna aveva ammesso che per il futuro sarebbe stato importante realizzare partnership concrete, guardando quindi ad un modello quasi mai ipotizzato a Maranello. E se Ferrari guardasse proprio a Tesla per ragionare su un partner di livello come pochi nel comparto dell’elettrico applicato all’automobile? D’altronde oggi come oggi, per chi parte quasi da zero, l’elettrico necessita di investimenti non indifferenti e capacità di innovare da tenere in considerazione. Specialmente per chi applicherà l’elettrico a valori prestazionali di elevata caratura, in accordo con dinamiche di guida da mantenere al top del comparto.

Il vantaggio di Tesla, che sull’elettrico ha imposto le sue mani prima di chiunque altro, è assodato. Ferrari invece deve fare in fretta, senza perdere altro tempo in virtù di limiti su tempistiche già imposti e della impossibilità di sbagliare nel tentativo di ricerca della soluzione migliore.

A Maranello comunque non stanno a guardare, lo dimostra l’approccio di Benedetto Vigna e il suo stesso approdo a Maranello così come tanti altri segnali da tenere in considerazione. Il tempo però stringe e la volontà di accelerare potrebbe costringere il Cavallino Rampante a guardarsi intorno, magari volgendo lo sguardo su chi è più avanti di tutti e propone soluzioni già verificate e testate oltre a novità che saranno disponibili: ancora Tesla. Potrebbe tornare utile, guardando verso questa direzione, pure il legame che unisce John Elkann (presidente di Ferrari) e Elon Musk (che è a capo di Tesla) già al centro di indiscrezioni nei mesi scorsi.

John Elkann Elon Musk
John Elkann con Elon Musk all’Italian Tech Week

Difficile al momento ipotizzare soluzioni, ma se Benedetto Vigna riuscirà nell’intento (arduo o meno) di mantenere intatti i risultati ottenuti fin qui dal Cavallino Rampante anche all’indomani della fine dell’era dell’endotermico allora bisognerà complimentarsi con questo valido lucano di Pietrapertosa. L’interesse che risiede attorno al suo nome, e attorno alle prerogative che garantiranno la gestione della transizione di Ferrari verso l’elettrico, è ovviamente elevato. Poi la storia della Ferrari è legata soprattutto alle sue automobili, quelle che ci permetteranno di applicare giudizi nel prossimo futuro. Anche votato all’elettrico.

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