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Stellantis: la fabbrica una gabbia, i giovani vanno via con incentivi

Lo sfogo di un operaio che ad ottobre ha deciso di accettare l’offerta di Stellantis per le dimissioni volontarie incentivate.

C’è un provvedimento frutto di un accordo tra Stellantis e sindacati che sembra fatto apposta per ridurre personale senza che l’azienda possa essere accusata di voler tagliare posti di lavoro. Parliamo naturalmente degli incentivi all’esodo che Stellantis ha deciso di inserire in diversi stabilimenti italiani.

Decisone avallata dai sindacati naturalmente. Ma qualcosa non quadra, anche perché in origine questo provvedimento nasce per consentire a lavoratori più anziani di mettersi a riposo in anticipo in vista della imminente pensione. Piano originario che non sempre fa centro dal momento che si hanno notizie di accettazione dell’offerta di esodo da parte di giovani operai di Stellantis e non solo di anziani.

Per esempio, dallo stabilimento di Melfi va registrato un elevato numero di lavoratori che prossimi alla pensione non sono, ma che hanno accettato comunque l’incentivo per dimettersi volontariamente.

Ed uno di questi lavoratori ha prodotto un duro sfogo di cui da notizia il sito “Basilicata24.it” e che riportiamo anche noi per avere un quadro migliore della situazione nello stabilimento Lucano, che però può essere esteso tranquillamente anche a tutti gli altri poli produttivi del gruppo.

Licenziare operai e impiegati, svecchiare l’organico e tutte le altre motivazioni degli incentivi

A Mirafiori incentivi per i colletti bianchi, a Melfi incentivi per scegliere di lasciare la fabbrica autonomamente. Ma l’elenco di questi provvedimenti che Stellantis ha deciso di adottare è vario e riguarda molti dei suoi stabilimenti italiani dove si continua a fare i conti tra l’altro, con cassa integrazione, stop produttivi e operazioni a regime e ranghi ridotti.

Agli incentivi all’esodo, vere e proprie offerte di danaro che i lavoratori del colosso dell’Automotive nato dalla fusione tra FCA e PSA, ricevo per dimettersi, si devono considerare pure alcune misure governative adatte ad un particolare scopo per Stellantis.

Smaltire il parco dipendenti, svecchiarlo, senza passare per “il capo cattivo che vuole mandare a casa i lavoratori senza assumersene la responsabilità. Parliamo per esempio di isopensione o contratti di espansione, misure previdenziali che consentono pensionamenti anticipati per chi si trova ad una determinata distanza dalla pensione (l’isopensione per i sessantenni, il contratto di espansione per chi si trova a 5 anni dai 67 per esempio).

Misure che cadono perfette per Stellantis, perché basta sottolineare il fatto che lo Stato con il contratto di espansione offre all’azienda la formula 3×1, cioè ogni 3 lavoratori prossimi alla pensione lasciati a casa con assegno di prepensionamento, se ne deve assumere uno soltanto.

Da Stellantis incentivi per le dimissioni volontarie, ecco perché i giovani ne sono attratti

Pomigliano d'Arco

“Ho mollato la fabbrica, libero dalla gabbia. Adesso sono padrone del mio futuro”. Questo è ciò che ha detto al sito Basilicata 24 tale Francesco, operaio dello stabilimento ex FCA di Melfi in Basilicata.

Un operaio che ha accettato l’offerta di lasciare l’azienda lo scorso 31 ottobre. Dimettendosi volontariamente e recuperando quel gruzzoletto che Stellantis ha offerto per spingerlo a licenziarsi.

“Quando ho firmato il mio licenziamento, in famiglia mi hanno dato del pazzo, perché buttavo all’aria un lavoro sicuro, la Fiat di Melfi, che per entrarci ci vuole pure la raccomandazione. Lasciare però è stato l’inizio di una nuova vita”, questo lo sfogo di Francesco.

Ciò che è discutibile è che si tratta di un ragazzo lontano dalla pensione. Un operaio che per FCA ha iniziato a lavorare solo 7 anni prima di questa decisione, cioè di lasciare la fabbrica.

Francesco, come si legge sul sito prima citato, fa parte di quei giovani entrati nel perimetro del jobs act. E adesso ha scelto di dire basta dallo scorso 31 ottobre, accettando un incentivo pari a 58mila euro. A tanto ammonta infatti l’offerta dell’azienda per chiunque voglia lasciare il posto di lavoro, non necessariamente lavoratori anziani.

Tanto è vero che Francesco non è l’unico giovane ad aver detto di sì all’offerta. Segnalazioni provenienti da Melfi infatti dicono che sono molti i lavoratori giovani che hanno deciso di lasciare il lavoro. Vuoi perché la sicurezza in fabbrica adesso è ai minimi storici e vuoi perché un giovane con una determinata cifra recuperata, può ricostruirsi la vita con un altro lavoro.

Stellantis è diventata una gabbia sociale, lo sottolinea l’operaio di Melfi

Reddito sempre più basso a causa della continua cassa integrazione, mancanza di maturazione per i ratei sempre per lo stesso motivo. E poi, turni di lavoro appesantiti, notizie che arrivano solo a poche ore dall’inizio del turno. Sono tutte queste le problematiche che accompagnano la vita negli stabilimenti italiani di Stellantis.

Lavoro in fabbrica che prende sempre di più le sembianze di una gabbia, come sottolinea nello sfogo l’operaio intervistato. “Pensavo al posto sicuro, pensavo che avrei potuto far valere i miei diritti, che non sarei stato solo un numero”, questo lo stato d’animo di Francesco quando entrò in Fiat 7 anni fa.

Speranze e sogni che presto si sono scontrati con la realtà. Infatti Francesco racconta che pian piano si è reso conto che fare carriera in fabbrica era pressoché impossibile. ”A fare progressi dentro la fabbrica erano solo i lecchini appoggiati dagli apparati sindacali. Mentre vedevo anche giovani laureati, sulla linea, persino ingegneri, che venivano tenuti in bassissima considerazione”, questo il desolante quadro esposto dall’operaio.

La differenza tra questo giovane è i suoi colleghi, anche anziani è che lui forse se ne accorto prima, cogliendo adesso al balzo la possibilità di lasciare la fabbrica. I lavoratori più anziani di servizio, che agli occhi di Francesco apparivano rassegnati, “come se al di fuori di questa galassia Stellantis non ci fosse nulla”.

I perché di una decisione particolare da parte degli operai

La crisi economica che da diversi anni prima della pandemia già si sentiva, sicuramente non contribuisce a dare speranze a chi cerca lavoro. Per questo chi lavora in Stellantis, soprattutto in Regioni povere di opportunità come la Basilicata (ma lo stesso vale per Molise, Campania e così via), crede di aver trovato il massimo. 

Non la pensa così Francesco che proprio in riferimento a tutto questo paragona la fabbrica ad una specie di gabbia. Una gabbia da cui lui, evidentemente ha deciso di fuggire, sfruttando questa possibilità offerta dall’azienda. 

“Come se non ci si potesse reinventare, come se non ci fossero altre chance. Ho visto una gabbia. Ho iniziato a pensare che non avrei resistito a lungo”.

“Schiavi dei turni e sindacati dalla parte del padrone” , l’operaio è piuttosto duro pure con le parti sociali ree di non fare gli interessi dei lavoratori. 

E ancora più duro è ciò che dice sulle condizioni lavorative in fabbrica. 

“Mentre le condizioni di lavoro in fabbrica peggioravano e spesso anche per fare la pipì ti mancava il tempo, dall’altra parte i nostri rappresentanti sindacali parevano solo impegnati a spegnere ogni scintilla e a tenere buona la folla”, questo lo sfogo dell’operaio. n

“Nell’ultimo anno le cose sono peggiorate. Si lavorava sempre peggio e senza nessuna tutela proprio da parte di chi è preposto a tutelarci”.

Una scelta effettuata anche alla luce della piega che sta prendendo l’attività nello stabilimento Stellantis di Melfi. 

Uno stabilimento dove è vero che dal 2024 si produrranno 4 nuovi veicoli elettrici, ma che adesso vive in costante precariato dal punto di vista lavorativo. 

Tra crisi di mercato e crisi dei semiconduttori infatti, le giornate di lavoro in Stellantis scarseggiano e con esse va via una cospicua parte di reddito dei lavoratori. 

Un addio senza pentimento, ed è così pure per gli altri giovani che vanno via

 La situazione in Stellantis è diventata insostenibile e molti sono i lavoratori angosciati e pure delusi. 

“Non chiedo grazie a Fiat. Il salario l’ho sudato. Perché mai dovrei ringraziare la fabbrica, non mi hanno mica regalato niente. Hanno deciso loro i miei ritmi lavorativi per 7 anni: ora super lavoro, ora 5 giorni di lavoro al mese. Senza possibilità di determinare e programmare nulla. Anche il mutuo che ho fatto quando siamo stati in Cassa ho avuto problemi a pagarlo”, un quadro migliore di ciò che vivono i lavoratori non poteva farlo Francesco. 

E sugli incentivi ai licenziamenti, che poi sarebbero i 58mila euro prima citati, Francesco è ancora più diretto. 

“Anche su quello, togliere una briciola al capitale di una multinazionale, cosa sarà mai. Loro sono quotati in borsa. Non se ne sono neanche accorti delle briciole che mi hanno concesso”.

E alla fine di quello che può essere considerato tranquillamente uno sfogo, l’operaio Stellantis, o meglio l’ex operaio del colosso italo francese, anche un suggerimento ai colleghi, che bel frattempo sono diventati amici. 

“Molti di loro sono amici, li stimo. Però gli voglio anche suggerire di non sottostare a quella gabbia sociale e mentale che diventa il lavoro in fabbrica. Di continuare a tenere la testa alta e a far sentire la propria voce”.

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