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Caro metano auto: distributori a rischio chiusura

Per il caro metano auto, distributori a rischio chiusura. Gli automobilisti potrebbero infatti puntare su altre tipologie di vetture

Sono settimane pesanti per i prezzi dell’energia che schizzano alle stelle. Per il caro metano auto, distributori a rischio chiusura. Gli automobilisti potrebbero infatti puntare su altre tipologie di vetture. Questo il succo dell’audizione di Dante Natali, presidente di Federmetano, presso la commissione Industria del Senato.

Operatori hanno già dovuto chiudere l’impianto. Con grande disagio anche per gli automobilisti. L’associazione chiede a Governo Draghi e istituzioni interventi mirati. Che possano tutelare nell’immediato l’utenza, ossia i proprietari di auto a metano, e salvaguardare un settore eccellente e vitale per l’economia del Paese. La situazione non ha precedenti.

I numeri del settore sono notevoli. Il parco circolante a metano è passato da 658.000 vetture nel 2011 a 1.100.000 nel 2021. Mentre la rete distributiva da 796 punti vendita a quasi 1.500 (di cui 104 a Gnl). Quanto sta accadendo ha ripercussioni su un settore che conta

20.000 addetti. Rischiamo la stasi se non il regresso della rete distributiva. Che veicola metano di origine fossile ma anche biometano a impatto zero dal punto di vista delle emissioni di CO2. E un domani miscele idrogeno-metano. Nel segno della decarbonizzazione. C’è già attuale 20% di biometano che alimenta i mezzi a metano circolanti.

Caro metano auto: cosa fare

Natali chiede un azzeramento e uno slittamento del contributo Gestione Fondo Bombole. Poi l’IVA agevolata al 5%, prevista dal decreto legge sulle bollette: andrebbe applicata anche all’uso autotrazione con la possibilità di traslare questo beneficio all’utenza finale. Alla fine, l’automobilista spende meno, in un circolo virtuoso anche per l’ambiente. È necessario individuare ulteriori misure per contenere gli effetti negativi del rincaro sul settore dell’autotrasporto. Target: che le agevolazioni indicate perdurino fino al 1° trimestre del 2022.

Intanto, in quel di Arezzo, dove si segnalano rincari del 100% a ottobre, è polemica. Federconsumatori, Cgil e istituzioni locali pongono l’attenzione sulle difficoltà di quei cittadini che si sono dotati di vetture a metano. Vuoi per una maggiore sensibilità ecologica, vuoi per necessità economiche. Ora, si trovano in palese e incontrovertibile difficoltà a fronte di un aumento del 100% del costo del prodotto.

Prima il metano, per il suo costo contenuto, era utilizzato dai lavoratori, dalle persone meno abbienti e da coloro che hanno una maggiore sensibilità ecologica. Ci sono stati incentivi anche dello Stato, che non ha mai gravato di tasse ed accise un prodotto considerato ecologico. Ma adesso la situazione è cambiata. Si spera nelle misure di aiuto dell’Esecutivo Draghi.

 

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