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Le 3 Alfa Romeo regine del cinema

La liaison fra Alfa Romeo e settima arte è radicata, come confermano 300 pellicole.

Un'Alfa Romeo Montreal al raid dell'Etna 2021, in Sicilia.

Quello tra Alfa Romeo e il mondo del cinema è un rapporto felice, che si è arricchito di nuove tappe nel corso degli anni. Diversi i modelli del marchio protagonisti di opere della settima arte. Si può parlare di una lunga storia d’amore, cui anche il Museo di Arese rende omaggio, con una sala dedicata. Alcuni di questi lungometraggi hanno contribuito a scrivere la storia del mito del “biscione”. La mente corre al Duetto di Dustin Hoffman ne “Il Laureato” del 1967, rosso come l’amore, romantico come la colonna sonora di Simon & Garfunkel. Oppure alla Giulietta Spider del 1955, iconica espressione della “Dolce Vita”, immortalata nelle vie di Roma con Daniel Day-Lewis in una scena del musical “Nine” del 2009.

Indimenticabile il Duetto bianco usato da Kirk Douglas in una scena de “Il compromesso”, film del 1969. Che dire, poi, dell’Alfa Romeo Montreal impegnata insieme ad una Porsche 911 in un rombante duello nel poliziesco “Il contratto marsigliese” del 1974, con Michael Caine alla guida? La lista continua, con altre partecipazioni cinematografiche. Difficile, però, immaginare qualcosa che vada oltre l’Alfa Romeo 33 Stradale che corre e suona nell’entroterra siciliano, conquistando l’apparato emotivo di Gina Lollobrigida nel film “Un bellissimo novembre” del 1969.

Poi c’è la vecchia Giulia condotta da Maurizio Merli negli inseguimenti del film “Poliziotto Sprint” del 1977. In tempi più recenti ecco un nuovo atto della saga cinematografica di Alfa Romeo, con la Spider 2 litri di “Mine Vaganti” del 2010, affidata alle doti di guida di Riccardo Scamarcio. Un ricco assortimento di modelli, quindi. Come riferisce il sito della casa del “biscione”, sono auto diversissime tra loro, accomunate dal fatto di essere protagoniste della società, del costume, e quindi del cinema. In centinaia di pellicole le Alfa Romeo hanno avuto un ruolo di primo piano. Scopriamo 3 delle più interessanti della serie.

Alfa Romeo 33 Stradale

Questa vettura conquista il cuore grazie alle seducenti alchimie stilistiche della sua carrozzeria, sinuosa e sortiva, ma al tempo stesso elegante. Per lei il tempo scorre senza lasciare traccia. Il suo debutto ufficiale avvenne al Salone dell’Auto di Torino del 1967, dove non faticò a catalizzare l’interesse del pubblico. In totale prese forma in 18 esemplari, che hanno fatto sognare milioni di appassionati. Le linee tradiscono la discendenza dai prototipi da competizione. A sottolineare la parentela ci pensa anche il codice numerico della sigla.

Il motore è lo stesso delle celebri vetture da gara, ovviamente ammorbidito per l’uso in contesti diversi dalle piste. Bella ed esclusiva, aveva un prezzo di listino superiore a quelle delle Ferrari di quegli anni. Il merito del look da fuoriclasse va ascritto al senso del gusto di Franco Scaglione, la cui matita ha partorito un autentico gioiello. Si tratta di una vera opera d’arte. Le porte ad apertura verticale, usate per la prima volta in un modello di “serie”, elevano ulteriormente il suo fascino esotico.

Cuore pulsante dell’Alfa Romeo 33 Stradale è un motore V8 da 2 litri, con iniezione meccanica indiretta, che eroga 230 cavalli di potenza a 8800 giri al minuto. Questa scuderia, abbinata a un peso in ordine di marcia di 700 chilogrammi, concorre al tenore delle sue performance, davvero fuori dal comune in quegli anni, specie per un’auto di appena 2000 centimetri cubi. L’accelerazione da 0 a 100 km/h richiedeva solo 5 secondi, mentre la velocità massima toccava quota 260 km/h. Bellissima la scena del film con Gina Lollobrigida a bordo.

Alfa Romeo Montreal

L’Alfa Romeo Montreal del 1970 ha un aspetto cinematografico. Non stupisce, quindi, che abbia trovato spazio in qualche film. Si tratta di una delle auto più cool della sua epoca, anche se non ebbe il successo commerciale sperato. Probabilmente il suo arrivo sul mercato avvenne nel momento meno opportuno per mettere a segno dei buoni volumi produttivi. Anche se i numeri, in termini di fatturato, non furono quelli ipotizzati, le sue credenziali le hanno permesso comunque di ritagliarsi uno spazio importante nella storia della casa del “biscione”.

Dicevamo della presa scenica che l’Alfa Romeo Montreal è in grado di esercitare. Il merito è di Marcello Gandini, che seppe sviluppare una carrozzeria davvero originale e ricca di carattere.  Come abbiamo riferito in un precedente post, l’insieme è ben calibrato nei suoi elementi ed anche i dettagli sono in linea con la tela grafica generale. La vistosa presa d’aria frontale, di tipo Naca, posta al centro del cofano motore, conferma l’assunto. Oltre che bella, è anche utile ad alleggerire sul piano visivo il rigonfiamento dovuto alla presenza del corposo V8 da 2.6 litri che ne anima le danze.

Questo motore eroga una potenza massima nell’ordine dei 200 cavalli, accompagnato dalla voce rauca tipica dei cuori del marchio. Il bagaglio energetico si traduceva in un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 7.1 secondi. Non si tratta di un tempo da Formula 1, ma in quegli anni non era proprio comune. Buono anche il dato sul chilometro con partenza da fermo, con il tempo di 27.5 secondi. I 224 km/h di punta velocistica completavano la tela prestazionale, adeguata al rango del modello.

Alfa Romeo Duetto

Il suo nome ufficiale è Alfa Romeo Spider, ma tutti la conoscono come “Duetto“. L’arrivo in società risale al 1966, ma la sua carriera commerciale è giunta fino al 1994, grazie a un serie di aggiornamenti che hanno dato una rinfrescata a questa vettura eterna. Una bella scoperta, entrata nell’immaginario collettivo grazie alle imprese compiute da Dustin Hoffman nel film “Il Laureato”. A vestirla ci pensò una grande firma dello stile italiano: Pininfarina. Molti uomini del mondo dello spettacolo furono coinvolti nella sua campagna promozionale.

Il rapporto del Duetto con la settima arte è stato lungo e duraturo. Pare che l’auto sia stata usata in circa 300 film. Ad accompagnare le imprese in scena di Hoffman era un esemplare rosso della prima serie, nota anche come “osso di seppia”, per la particolare configurazione rastremata della coda. La spinta del modello faceva capo a un motore da 1570 centimetri cubi di cilindrata. Un bialbero in lega leggera da 109 cavalli di potenza massima, alimentato da una coppia di carburatori doppio corpo della Weber.

La velocità massima superava quota 185 km/h, con un’accelerazione sui 1000 metri con partenza da fermo in meno di 32 secondi. Prestazioni lontane da quelle dei bolidi da gara, ma questa spider da Dolce Vita puntava ad emozioni diverse, come quelle della guida a cielo aperto, magari nelle zone marinare più chic. A fare il resto, sul piano emotivo, ci pensavano le note sonore provenienti dal cuore e il fascino dei lineamenti, specie con la capote in tela abbassata.

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