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Colonnine elettriche: un decreto per snellire le procedure lentissime

Con un emendamento al decreto Semplificazioni, si vuole velocizzare l’installazione delle colonnine elettriche in Italia

Colonnine-elettriche

Con un articolo del 5 luglio, ClubAlfa è stato profetico. Burocrazia che attanaglia, rallenta, fa invecchiare il Paese: così è l’installazione delle colonnine elettriche, chiave per lo sviluppo della mobilità pulita in Italia. Così, con un emendamento al decreto Semplificazioni, si vuole velocizzare le procedure. Quali i numeri per capire il guaio? Vediamoli in basso.

Oggi, trascorrono fino a 250 giornate lavorative tra l’avvio dell’iter per l’installazione di nuove colonnine e la loro attivazione. Domani, se l’emendamento al decreto divenisse realtà, e se il decreto fosse convertito in legge, quei tempi potrebbero ridursi a 50-70 giorni.

Esiste un problema di livelli. Occorre una prima autorizzazione, con documenti che passano da un tavolo all’altro. Poi un secondo ok. Quindi un terzo via libera. Una catena di sant’Antonio che stanca, rallenta, rende esausti. Eppure, l’Ente locale è uno solo: il Comune. All’interno dello stesso Comune, tantissima burocrazia che diviene una tagliola. I Comuni devono autorizzare l’occupazione del suolo pubblico, le manomissioni, gli scavi per l’installazione, i lavori per la connessione alla rete, l’allaccio alla rete. 

Cosa dice l’emendamento? Prevede che tutte queste procedano parallelamente. Basterà concordare gli interventi tra Ente pubblico e le parti interessate: operatore della ricarica e gestore della rete. Come in un Paese civile che vuole evolversi. 

Meno burocrazia per le colonnine

D’altronde, è inutile che la politica si riempia di paroloni, se poi l’elettrico va a impantanarsi nella melma della bestiale burocrazia locale, quella stessa che fa del male al cittadino o alle aziende. Lo snellimento delle procedure locali è anche la chiave per attrarre investitori internazionali, che se no dirigono le loro navi verso lidi più moderni.

Motus-E registra una sostanziale passività dei decisori politici sul tema della sburocratizzazione delle pratiche di installazione, livello nazionale, ma in particolare a livello locale.

Il fatto è che in Europa e soprattutto in Italia burocrazia e auto elettrica non vanno a braccetto. Esperienza provata anche da Musk, che ha aperto Gigafactory in USA e Cina, ma per la Germania sta soffrendo le pene dell’inferno.

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