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La burocrazia rallenta l’elettrico: poche colonnine di ricarica

Tante parole ma non altrettanti fatti a livello locale, con le amministrazioni scarsamente incisive

colonnine

Stando a Motus-E, oggi ci sono 23.275 punti di ricarica in Italia, con 11.834 infrastrutture: siamo indietro, con grosso modo 2,7 punti ogni 100 km. Il parco circolante di elettrico e ibrido plug-in supera le 167.000 unità, con oltre 68.000 esemplari venduti, grazie anche ai bonus (di cui 38.000 ibride plug-in e 30.000 elettriche). Il fatto è che la La burocrazia rallenta l’elettrico: poche le colonnine di ricarica. Tante parole ma non altrettanti fatti a livello locale, con le amministrazioni scarsamente incisive.

Come ci spiega Motus-E, “non possiamo che registrare una sostanziale passività dei decisori politici sul tema della sburocratizzazione delle pratiche di installazione”.  A livello nazionale. Ma soprattutto a livello locale: tranne rare eccezioni virtuose, andrebbe abbandonata la pratica degli annunci. Serve finalmente permettere rapidamente la realizzazione e la connessione delle infrastrutture da parte degli operatori, chiosa l’associazione.

Colonnine che non possono andare

Il 15% delle infrastrutture installate risulta attualmente non utilizzabile dagli utenti finali: non è stato finora possibile finalizzare il collegamento alla rete elettrica da parte del distributore di energia o per altre motivazioni autorizzative. Tutto migliora, e ci mancherebbe pure, ma molto piano. Eravamo e restiamo arretrati sotto questo profilo rispetto alla media europea.

Anche la distribuzione geografica delle vendite di elettriche e ibride plug-in è in parte dovuta alle colonnine non tanto diffuse: il 33% (4.656) è infatti nel Nord-Est, in leggera flessione di qualche punto percentuale ma ancora saldo al primo posto. Il Nord-Ovest si conferma al secondo posto e si assesta al 30% (4.267), il Centro sale al 28% (3.923). Il Sud e Isole? All’ultimo posto con una leggera crescita salendo al 9% (1.259). Una questione elettrica meridionale che va risolta aiutando il Mezzogiorno.

La palla passa al Piano Draghi: parte dei 200 miliardi di euro prestati dall’Ue nell’ambito del Recovery Fund verranno impiegati per creare colonnine di ricarica pubblica, anche veloce. Sempre però facendo i conti con la lentezza esasperante della burocrazia italiana: un grosso ostacolo con cui si dovrà convivere.

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