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Stellantis, l’impegno del ministro Giorgetti a salvare l’occupazione

Al Question Time di oggi alla Camera, il Ministro Giorgetti ha preso posizione a favore delle istanze di politica, operai e sindacati.

stellantis Fca-Psa

C’era attesa per vedere come andava a finire l’interrogazione che la deputata di Italia Viva, Sara Moretto ha prodotto al Ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, sulla questione dello stabilimento Stellantis di località San Nicola a Melfi.

Oggi al Question Time a Montecitorio, era in programma la risposta del Ministro Giorgetti che di fatto ha aperto alle richieste dell’interrogazione con un eloquente “richiameremo il gruppo agli impegni assunti”.

Il fatto che da più parti è stato richiesto al governo italiano di prendere posizione, è alla base di quanto Giorgetti ha risposto all’interrogazione del partito che fa capo a Matteo Renzi e che è dentro la maggioranza del governo presieduto dal Premier, Mario Draghi.

E a margine di tutto i sindacati hanno continuato a pressare, chiedendo, come riporta il Fatto Quotidiano, che il governo italiano arrivi a difendere i siti produttivi italiani, Melfi compreso naturalmente.

Quali sono le problematiche di Stellantis e di Melfi nello specifico

Il problema maggiore secondo i vertici di Stellantis per quanto riguarda gli stabilimenti italiani è che il costo di produzione che l’azienda sostiene è più elevato che in Francia. Ed ormai, dal momento che la fusione tra Psa ed Fca ha unito due aziende dell’automotive, una transalpina ed una italiana, il paragone con i cugini d’oltralpe è sempre dietro l’angolo.

In Italia produrre auto, secondo i vertici di Stellantis, compreso l’Amministratore delegato Tavares, è più costoso che in Francia. E questo nonostante lo stipendio degli operai francesi sia più elevato dei colleghi italiani.

I costi sono da trovare in altri capitoli di spesa aziendale, e da Stellantis nel mirino sono finiti l’indotto e i servizi, con il concreto rischio che le nuove ideologie aziendali portino ad una perdita di posti di lavoro che i sindacati chiedono di scongiurare.

Abbattere i costi poi è una delle soluzioni a cui l’azienda sta pensando e che vanno ad incidere in maniera evidente sullo stabilimento di Melfi in Basilicata (ma non solo perché la situazione è calda un po’ ovunque in Italia nelle sedi del colosso Stellantis).

Dal 3 maggio e fino al 10 maggio a Melfi la produzione è ferma e gli operai sono in cassa integrazione. Nel frattempo parte però l’ordine di aumentare al rientro, i ritmi produttivi. Un controsenso questo per molti. E si parla anche di taglio di una intera linea produttiva, con la scomparsa di alcuni veicoli da produrre per Melfi, mentre i sindacati e alcune parti politiche chiedono di portare in Basilicata la produzione di nuovi veicoli, magari anche Peugeot.

Tra l’altro i dati sulle vendite del gruppo nei primi tre mesi dell’anno 2021 sono positivi, ma lo si deve soprattutto ai marchi e ai modelli francesi. E così tornando all’indotto, nel polo produttivo di Melfi si registrano già i primi tagli.

Le parole del Ministro Giancarlo Giorgetti

Proprio alla luce di quanto detto, l’interrogazione a cui ha dato risposta il Ministro per lo Sviluppo Economico e leghista, Giancarlo Giorgetti era attesa da molti.

Il ministro dello Sviluppo Economico ha prima riportato alla memoria il fatto che tra le varie condizioni che hanno portato ad erogare la garanzia pubblica sul prestito da 6,3 miliardi di euro ad FCA, c’erano le condizioni a favore dell’occupazione e queste non sono venute meno per il semplice fatto che si è dato vita alla fusione con Psa.

 “Il governo intende richiamare il gruppo Stellantis in qualche modo agli impegni assunti”, così Giorgetti ha fatto presente che il governo italiano chiederà a Stellantis di farsi carico delle promesse fatte anche prima della fusione, a partire da quelle occupazionali che erano state messe come base per la concessione della garanzia dello Stato italiano sul prestito ottenuto da Fca. I livelli occupazionali da mantenere erano il corrispettivo che Fca ha dovuto concedere allo Stato a fronte della sua garanzia che in termini economici ha consentito a Fca di pagare meno interessi sul prestito.

Su questo il Ministro dello Sviluppo Economico è stato piuttosto chiaro oggi in audizione alla Camera dei Deputati.  “La garanzia è stata concessa subordinatamente al rispetto di specifici impegni e condizioni in capo all’azienda beneficiaria. L’impegno a non delocalizzare la produzione di modelli e veicoli con conseguente raggiungimento della piena occupazione entro il 2023″ questi gli impegni presi dal gruppo secondo il Ministro Giorgetti.

Ma tra le righe di quegli impegni presi c’era anche la promessa di evitare il ricorso agli ammortizzatori sociali, che come si vede in diversi poli produttivi italiani del gruppo, appare una promessa già adesso disattesa.

Evidentemente qualcosa non quadra dal momento che si tratta di impegni presi prima della fusione. Inoltre a dire il vero, anche ad osservatori esterni e non addentrati nelle specifiche questioni delle società, appare chiaro che il peso dei francesi all’interno di Stellantis sia maggiore degli italiani. Lo dimostra il fatto che il Ceo è Carlos Tavares (in pratica quello che era Marchionne per Fca), che altro non è che l’ex Amministratore delegato di Peugeot.

E tra l’altro anche il fatto che lo Stato francese che era già azionista di Psa, adesso è rimasto socio di Stellantis, mentre il governo italiano è completamente fuori dal gruppo, la dice lunga su chi comanda in Stellantis.

Le parole di Giorgetti, pur se di apertura, non tranquillizzano gli ambienti, soprattutto alla luce di questa differente forza tra Francia e Italia. La paura è che i primi ad essere colpiti sempre, ad ogni piccolo terremoto economico e produttivo del gruppo saranno gli stabilimenti italiani.

È ipotizzabile che il costante richiamo alla garanzia sul prestito che oggi Giorgetti ha fatto (quasi a rinfacciare alla parte italiana del gruppo ciò che è stato fatto), sia proprio rivolto a mettere i puntini sulle i ed a fare sentire finalmente anche la voce del governo nostrano nella vicenda.

Le reazioni di alcuni sindacati

Non si sono fatte attendere le reazioni dei sindacati. Sempre sul Fatto Quotidiano in effetti, Michele De Palma e Simone Marinelli, rispettivamente segretario nazionale Fiom-Cgil e coordinatore nazionale automotive per la Fiom-Cgil hanno invitato il governo a tenere alta l’attenzione.

Secondo i due esponenti della Fiom mentre i risultati positivi sono dei marchi francesi, ai lavoratori italiani dopo la fusione sono stati dati ancora maggiori periodi di cassa integrazione di prima. Lo hanno ribadito a chiare lettere i due sindacalisti con una loro nota congiunta in cui hanno anche anticipato il contenuto dei futuri vertici.

 “Il confronto con i vertici europei dell’azienda, che continuerà entro la fine del mese di maggio, dovrà fare chiarezza sugli impatti dei cambiamenti in atto negli stabilimenti, a partire dal sito di Melfi, e avviare la discussione sul piano industriale e occupazionale iniziando dalle scelte sul futuro della capacità di ricerca e sviluppo e produttiva.

Il Mise e il Ministero del Lavoro aprano il confronto e avviino un tavolo di politica industriale che affronti la fase di crisi e la transizione tecnologica, a rischio è la tenuta della capacità di innovazione e produttiva e la tenuta occupazionale di un settore strategico e trainante dell’economia del nostro Paese”, questo l’appello della Fiom al governo.

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