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Su due auto circolanti in Europa nel 2030, una avrà i sistemi Adas

Tecnologia per limitare le probabilità che accadano incidenti

sistemi Adas

Un circolo virtuoso: la Casa sforna auto moderne e sicure, gli acquirenti le comprano con piacere perché i dispositivi tecnologici fanno calare i sinistri, gli automobilisti rispettano il Codice della Strada sempre, e le tariffe Rca scendono. Utopia? Chissà. Intanto, su due auto circolanti in Europa nel 2030, una avrà i sistemi Adas. Attenzione: circolanti, non prodotte. Quindi sono numeri altissimi. Il tutto deriva da un’elaborazione dell’Osservatorio Autopromotec, sulla base di informazioni Boston Consulting Group

Come tutti sanno, parliamo di Advanced driver-assistance systems. Che in maccheronico sono sistemi avanzati di assistenza alla guida, che aiutano i conducenti. Un ausilio alla guida, non la guida automoma al 100%: pertanto, l’uomo deve sempre essere attivo e vigile.

Ma vediamo il balzo in alto degli Adas sul parco circolante. Si passerà dal 14% del 2019 al 34% del 20025, e al 54% del 2030. Non solo per guidare in sicurezza: anche per rendere più efficiente e confortevole la gestione dei veicoli. A beneficio anche di un calo della tensione nervosa del guidatore: viaggiando più disteso, sarà più pronto a intervenire per evitare il sinistro, con l’ausilio della tecnologia.

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Sistemi Adas: zero vittime realizzabile?

I sistemi sono a tutti noti: si va dai sensori di parcheggio, alla frenata automatica di emergenza, fino ai dispositivi di avviso di cambio corsia e al controllo della velocità. D’altronde, l’Unione europea preme per auto sia meno inquinanti sia più sicure: lo fa con leggi specifiche sui modelli di nuova omologazione.

Al di là della retorica sulla tecnologia, appare utopia pura l’obiettivo di raggiungere gli incidenti con zero vittime entro il 2050. Per farlo, servirebbero guidatori attenti al 100% a tutte le normative del Codice della Strada, carreggiate perfette, con asfalto ideale, segnaletica adeguata alle vetture con sistemi di ausilio alla guida. E ancor di più per le macchine senza pilota. Che necessitano di condizioni al limite della perfezione, come dimostrano gli incidenti mortali verificatesi durante le migliaia di km percorsi dai veicoli in modalità self-driving.

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