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C’è incertezza sulla riconversione per la produzione di batterie dello stabilimento Whirlpool di Napoli

La riconversione a polo per la produzione di batterie al litio per il settore automotive non convince i sindacati

Whirlpool Napoli

Nel solito scaricabarile che va avanti tra lo Stato Italiano e la multinazionale statunitense Whirlpool in relazione allo stabilimento di Napoli, lo scenario che condurrà alla chiusura sembra quello più accreditato. Sembra infatti non esistano più alternative con la chiusura che potrebbe rappresentare seriamente il passo successivo con il futuro di oltre 350 dipendenti appeso ad un filo.

Si paventa comunque una possibilità per gli oltre 300 operai, i quali potrebbero rimanere impiegati presso il medesimo impianto visto che il gruppo Seri Industrial ha in mente di realizzare un importante polo tecnologico legato allo sviluppo e al trattamento delle batterie per vetture elettriche (e non solo) proprio in Campania. In questo caso l’idea sarebbe quella di ragionare in stretta collaborazione con gli stabilimenti produttivi di Stellantis con sede a Pomigliano d’Arco, Melfi e Cassino producendo in quell’area batterie agli ioni di litio.

La notizia apparsa ieri su Il Corriere della Sera dice che l’Unione Europea ha fornito un appoggio di oltre 500 milioni di euro proprio destinati alla gestione dell’impianto napoletano, un set di benefici che potrebbe far diventare lo stabilimento ex Whirlpool un polo di grande rilevanza tecnologica. D’altronde l’Italia si trova in ritardo per quanto riguarda progetti di questo tipo definiti dalla strategia europea Ipcei Project, ovvero capaci di investire l’intera filiera utile alla transizione tecnologica. Come abbiamo visto qui, già un paio di mesi fa notizie confortanti derivavano dallo stabilimento ex Indesit di Teverola stavolta in provincia di Caserta: lì la stessa Seri Industrial ha avviato il primo stabilimento da 8 Gigawattora su un’area di oltre 280mila metri quadri. La volontà è ora quella di agire in modo simile anche a Napoli salvaguardando l’impiego di un centinaio di dipendenti oggi prossimi al licenziamento.

Tuttavia a fornire qualche dubbio sulla riqualificazione dell’area è la FIOM CGIL che nelle parole dell’esponente del sindacato, Barbara Tribaldi, ha ammesso: “Per noi questa ipotesi non è praticabile: il gruppo Seri ha dichiarato di avere già clienti importanti come Fincantieri, Iveco, Fca. A noi non risultano contratti”. Alla FIOM CGIL fa eco anche Gianluca Ficco, della UILM: “Siamo a conoscenza di ritardi nello sviluppo del sito Seri a Teverola”. Insomma, i punti interrogativi sono ancora parecchi.

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