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Ferrari 166 MM di Gianni Agnelli: una barchetta speciale

Un’auto da gara come la Ferrari 166 MM trasformata nel segno del lusso e dello stile dall’avvocato.

Ferrari 166 MM Agnelli
Profilo laterale

Nel garage di Gianni Agnelli c’è stata anche una Ferrari 166 MM. Quest’auto entrò immediatamente nel cuore dell’avvocato, per la sua eleganza essenziale. I lineamenti del modello lo portarono ad affibbiargli il soprannome di “barchetta“, che fece scuola nel definire una certa tipologia di vetture. Ancora oggi quel termine trova applicazione su certe fuoriserie, con carrozzeria scoperta e senza capote.

Agnelli fu un affezionato cliente del marchio di Maranello, già prima dell’ingresso di Fiat nel capitale sociale del “cavallino rampante”. I suoi modelli erano finemente personalizzati. Del resto, il gusto estetico non faceva difetto al noto capitano d’industria.

Lo stile di Agnelli c’è tutto

Ferrari 166 MM
Il lussuoso abitacolo

Tale approccio si coglie nella citata 166 MM, prima opera della casa emiliana acquistata dal gentiluomo piemontese. Nel suo suo esemplare, infatti, ci sono delle specifiche particolarmente eleganti, come la livrea verde e blu, in pendant con gli interni in pelle chiara. Un’automobile dal fascino unico, che si è fissata nella storia. Quasi come un mito nel mito. Del resto, l’ha voluta così un uomo di irraggiungibile fascino e di acuta intelligenza che, col suo charme, è riuscito a sedurre re e capi di Stato, principi e sultani, banchieri e finanzieri, ma anche tanta gente comune.

Alcuni giorni fa Gianni Agnelli avrebbe compiuto 100 anni, essendo nato a Torino il 12 marzo del 1921. Noi di ClubAlfa.it ne abbiamo parlato con dovizia di dettagli, ricordandone la figura. Qui ci concentriamo, invece, sulla sua Ferrari 166 MM che, a parte gli specifici dettagli cromatici e di allestimento, era in tutto e per tutto identica alle altre vetture della stessa famiglia.

Ferrari 166 MM: un gioiello

Ferrari 166 MM avvocato
Vista 3/4 anteriore.

Prodotta dal 1948 al 1953, quest’auto da corsa della casa di Maranello prese forma in due versioni: barchetta e berlinetta. La sua presentazione al grande pubblico avvenne al Salone Internazionale dell’Auto di Torino del 15 settembre 1948. Qui scoccò l’amore di Gianni Agnelli per l’opera del “cavallino rampante”.

Firmata dalla carrozzeria milanese Touring, la Ferrari 166 MM aveva dei volumi plasmati con soave grazia, nel segno della leggerezza visiva. L’ampia calandra frontale dava una forte identità all’auto, che si giovava del sistema di fabbricazione denominato “Superleggera”.

Chiara la matrice sportiva del modello, destinato agli scenari agonistici, ma adatto anche alle uscite in stile “Dolce Vita” dell’avvocato. Nel suo esemplare, a fare da linea di demarcazione cromatica ci pensava la nervatura che scorre lungo la fiancata: un tipico elemento stilistico della creatura emiliana.

Barchetta vincente in gara

Ferrari 166 MM
Il motore.

Le due “emme” nella sigla stavano per Mille Miglia: un chiaro richiamo alla “Freccia Rossa”, dove nel 1949 la Ferrari 166 MM raccolse il successo con Clemente Biondetti al volante. Il cammino vittorioso della vettura, iniziato già in alcune gare minori sostenute in precedenza, ebbe seguito alla 24 Ore di Le Mans, dominata dall’importatore americano Luigi Chinetti. Brillante anche la stagione 1950. Dopo il disimpegno della casa madre, che nel 1951 decise di concentrarsi su modelli di più alta cubatura, la Ferrari 166 MM continuò a mettersi in luce nella sua classe, gestita da privati.

Cuore pulsante del modello era un motore 2 litri, con 12 cilindri a V di 60 gradi, firmato da Gioacchino Colombo e poi affinato da Musso e Lampredi. Disposto anteriormente, questo propulsore superquadro con lubrificazione a carter umido sviluppava una potenza massima di 140 cavalli a 6600 giri al minuto. Notevole la velocità di punta, superiore ai 200 km/h. Il cambio era a 5 rapporti.

Foto e video dell’esemplare

Agile e performante, la Ferrari 166 MM aveva un telaio monoblocco in tubi di acciaio a sezione ellittica, con carrozzeria in alluminio, che concorreva alla riduzione del peso, pari a soli 650 chilogrammi. Facile innamorarsi di un modello del genere. Se è pure entrato nel cuore di Gianni Agnelli, un motivo deve pur esserci. Ricordiamo che nel 1994 questa vettura appartenuta all’avvocato venne anche esposta MoMA di New York e poi alla National Gallerie di Berlino, come esempio del design automobilistico italiano.

Foto | Ferrari

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