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Autostrade escluse dal Recovery: 4 critiche

L’associazione delle concessionarie autostradali contesta la bozza del piano

autostrade

Autostrade escluse dal Recovery: polemiche. L’associazione delle concessionarie autostradali contesta la bozza del piano, è cioè contro l’impostazione italiana del progetto da presentare all’Unione europea. Discriminatoria nei confronti del comparto. Quattro le critiche.

1) Autostrade escluse dal Recovery: e le colonnine di ricarica elettrica?

Per l’Aiscat, le concessionarie hanno messo sul piatto 3,3 miliardi di investimenti rapidamente cantierabili per smart road, colonnine elettriche, rinnovabili. Invece, nella bozza di PNRR, queste proposte non ci sono. Non c’è la sostanziale totalità delle proposte di digitalizzazione e orientamento alla sostenibilità dell’intera rete autostradale italiana. Oppure, dice l’Aiscat, la richiesta è stata accolta in via del tutto parziale.

In particolare, la creazione di stazioni di ricarica elettrica lungo la rete è stata stanziata una somma troppo bassa, solo 180 milioni, meno dello 0,1% delle risorse complessivamente dedicate all’Italia. Un importo del tutto insufficiente per consentire un’efficiente elettrificazione della rete senza che ciò comporti riflessi sulla tariffa autostradale.

Serve poi una rete in fibra veloce sulle arterie autostradali, anch’essa non prevista attualmente dalla bozza di Recovery Italiana.

2) Monitoraggio dinamico dei controlli sui ponti

Per quanto riguarda il sistema di monitoraggio dinamico per controlli da remoto su ponti, viadotti, cavalcavia e gallerie, viene previsto solo per la Strada dei Parchi (A24-A25), dice l’Aiscat. Tutti gli altri gestori hanno pieno diritto a realizzare la medesima iniziativa tramite il Recovery Fund. Il monitoraggio dinamico è a garanzia della sicurezza globale e dovrebbe essere sviluppato su logiche di piattaforma comune su tutta la rete e quindi a favore di tutti i suoi fruitori oltre che nel rispetto della normativa.

3) Impianti a idrogeno sulle autostrade

Andiamo male anche per gli impianti a idrogeno che dovrebbero rifornire i mezzi pesanti che nei prossimi anni potranno riconvertirsi a questo combustibile. L’investimento, proposto per essere finanziato con i fondi europei, è economicamente insostenibile dalle concessionarie. A meno di non destinare un contributo integrale a fondo perduto tramite il PNRR o, in modo complementare, una quota di remunerazione tariffaria.

4) Distorsione del comparto: cosa dice l’Aiscat

Per l’Aiscat, verrebbe a crearsi una plateale distorsione del comparto. Perché? Solo Anas vedrebbe finanziati tramite risorse del Recovery Fund proprio quei progetti che sarebbero invece stati preclusi al rimanente mondo dei concessionari autostradali.

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