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Tasse da far pagare a chi ha un’auto elettrica: qualche idea

Con un ipotetico addio alle auto a benzina e diesel, si apre una voragine

auto elettrica

Tasse da far pagare a chi ha un’auto elettrica. Come gli Stati potrebbero far versare le imposte. Tutto nasce da un semplice presupposto: con un ipotetico addio alle auto a benzina e diesel, si apre una voragine. Ci riferiamo all’Italia, per esempio. Ma il discorso vale per Europa e resto del mondo. Con la Gran Bretagna che ora sta pensando a dove prendere i soldi: quelli che andrà a perdere dal 2030 con lo stop alle endotermiche.

Tasse da far pagare a chi ha un’auto elettrica: numeri di partenza

Di quanti soldi parliamo? Facciamo, solo in Italia, 76 miliardi. Sono le tasse sull’auto ogni anno (dato Anfia 2019). Il 4,3% del Prodotto interno lordo: sono soldi pesantissimi, sicuri. Quando faccio il pieno, con la mia auto a gasolio, non posso evadere le tasse: le pago subito. Due terzi del pieno vanno allo Stato, fra tasse (accise) e tasse sul tassato (Imposta sul valore aggiunto, Iva).

Se domattina io, con la mia sporca diesel, non dessi più quattrini al fisco, perché ormai convertitomi al pulitissimo elettrico, come farebbe la (costosa) politica italiana senza i miei denari?

Idea numero uno: controllo totale dell’auto

Anzitutto, si potrebbe pagare in base a quanto uso l’elettrica. Con un controllo totale dei miei chilometri percorsi. Per cui, più guido, più pago. Una scatola nera che sa tutto di me, col Grande Fratello impersonificato dal satellite lassù. D’altronde, una dozzina di anni fa, l’Unrae parlò di abolizione del bollo e aumento delle accise di 7 centesimi. Così, la tassazione esce dal concetto della tassa di proprietà, ovvero della tassa fissa indipendente dall’uso che se ne fa. Si entra nel pay per use.

Più guidi in città, più paghi, perché ostacoli i monopattini elettrici. Ci sono sindaci che vogliono già ora dimezzare le auto private, questo è l’andazzo.

Certo, poi bisognerebbe dare i 7 miliardi di euro l’anno alle Regioni: oggi, il bollo auto se lo pappano loro. Domani, senza bollo per le esenzioni delle elettriche, lo Stato dovrebbe restituire alle Regioni i soldi persi.

Seconda idea: aumento del prezzo dell’elettricità

Il secondo tassello fiscale, in aggiunta o in alternativa al primo, un aumento del prezzo dell’elettricità. Più tasse in bolletta. Anche in questo caso, ci sarebbe una correlazione con l’uso della vettura. Più la usi, più si scarica, più pieni elettrici fai, più paghi.

Terza idea: il costo o la potenza dell’elettrica

Oggi, c’è un malus se compri un’auto endotermica potente. Indicativamente, riparametrando il tutto al nuovo ciclo Wltp che manda in pensione il Nedc, si vedono le emissioni di CO2 risultante dal ciclo Wltp.

  • 191-210 g/km: 1.100 euro
  • 211-240 g/km: 1.600 euro
  • 241-290 g/km: 2.000 euro
  • Oltre 290 g/km: 2.500 euro.

Analogamente, per fasce, più l’elettrica è potente o più è costosa, e più forte la tassa. Nessuna evasione: paghi ancora prima di poter guidare l’elettrica. Se non paghi, il fisco ha metodi coercitivi. Vedi le ganasce fiscali.

Sono sono ipotesi, idee possibili. Chissà, deciderà la politica di ogni singolo Paese. Anche in dipendenza dai debiti che la nazione contrae con l’Unione europea per un proprio dissesto finanziario già presente. Una nazione virtuosa e frugale, con bassi costi della politica, e un’economia orientata verso lo sviluppo, necessiterà di meno del denaro dell’automobilista.

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