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Benetton contro Castellucci? Quanti soldi ballano per Autostrade

L’ex amministratore delegato di Aspi Giovanni Castellucci è grande protagonista di queste ore

castellucci

Benetton contro Castellucci? L’affare s’ingrossa. Parliamo dell’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci, grande protagonista di queste ore. Nel mirino, secondo huffingtonpost.it, ci sono le manutenzioni fatte “in calare” per distribuire più utili alla famiglia, il silenzio sui cavi corrosi del Ponte Morandi rollo. Più le barriere antirumore “incollate con il Vinavil”, stando a quanto preso dalle intercettazioni telefoniche. Che fanno davvero venir paura.

Benetton contro Castellucci: dopo l’arresto

C’è stato l’arresto di Castellucci e di altri cinque tra ex manager e dirigenti in carica di Autostrade. Che è di Atlantia, Benetton. Ora, sotto tutti i punti di vista, come uscirne? Pare sia guerra contro Castellucci, che per 18 anni è stato ad. I Benetton delegavano a lui, e ovviamente non sapevano. Delle eventuali malefatte che dovranno essere dimostrate. Sembra siano addirittura pronti a fargli causa e intanto da lui vogliono indietro la parte della buonuscita da 13 milioni già concessa. Che era parziale. Il resto dei soldi è in freezer, e di lì non si muove.

Aspi, gestione tutta diversa da Castellucci

L’obiettivo numero uno è dimostrare che ora è tutto diverso. Prima c’era Castellucci. Ora no. Adesso c’è discontinuità rispetto al passato. Ovviamente, c’è un profondo sconcerto e totale riprovazione per i comportamenti e le affermazioni emerse nell’ordinanza. I legali verificheranno i comportamenti dei sei arrestati e chiederanno alla procura di Genova tutti gli atti necessari. Se la valutazione confermerà il quadro emerso dalle intercettazioni, allora Atlantia farà causa e chiederà i danni.

Ma non dimentichiamoci di Gianni Mion, presidente di Edizione, la società-cassaforte messa a capo della matrioska che tiene in pancia Atlantia e a seguire Autostrade. Fonti vicine al dossier spiegano a Huffpost che Mion è rammaricato.

Il terzo problema sono i soldi. Nei primi nove mesi dell’anno la perdita è stata di 718 milioni. I ricavi sono andati giù del 29 per cento. Senza contare la spada di Damocle della revoca della concessione. Che il Governo ha solo minacciato, ma che resta lì. Si avvicina il 30 novembre, la scadenza che Atlantia ha indicato per la presentazione dell’offerta da parte della Cassa e dei due fondi. I timori sono quelli di finire dentro a un’operazione dannosa, che espone in negativo il risparmio postale degli italiani invece di valorizzarlo. Compri Aspi, ma ci perdi anziché guadagnarci. Col timore di contenziosi penali contro lo Stato.

 

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