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Casa avanzata per bici a Milano: 3 pericoli

Arriva una linea di arresto per le biciclette nelle intersezioni semaforizzate 

casa avanzata

Come ClubAlfa a gennaio ha annunciato qui, a Milano sbarca la casa avanzata per bici (vedi foto repubblica.it). Dopo un test, questa linea di arresto per le biciclette nelle intersezioni semaforizzate si estenderà parecchio. Una pessima notizia, a nostro giudizio, per chi va in bici, su monopattini elettrici (equiparati alle bici). E anche per tutti gli altri utenti.

Casa avanzata per bici: la teoria

La casa avanzata per bici non è un problema in sé. Così come non lo sono i monopattini elettrici né le bici. Ma nelle nostre metropoli non possono andare: sono incompatibili con spazi stretti e mezzi pubblici inefficienti. Esperienze di altri Paesi (Gran Bretagna e Paesi Bassi) valgono zero. Lì è tutto diverso: spazi, ambiente, tipo di strade, qualità delle carreggiate, efficienza dei mezzi pubblici. È come paragonare mele e pere. Chi dice che le esperienze all’estero sono positive e quindi bisogna riprodurre il modello in Italia è vecchio: è rimasti agli anni 1950. Si tratta di provincialismo, utile alle lobby della bici e del monopattino per spingere le idee che attecchiscono presso una certa politica, affamata di facili consensi elettorali.

Questa linea di arresto per le biciclette nelle intersezioni semaforizzate dei centri urbani, in posizione avanzata di almeno 3 metri rispetto alla linea di arresto per tutti gli altri veicoli, crea un’area estesa a tutta la larghezza della semicarreggiata: qui i velocipedi possono posizionarsi in testa rispetto alla colonna di traffico fermo al semaforo. Vanno in pole position.

In teoria, questo permetterà alle biciclette e ai monopattini, una volta scattato il verde, di ripartire avanti al traffico dei veicoli a motore. E compiere in sicurezza le varie manovre di svolta senza dover passare tra il traffico. In prossimità di dette intersezioni verranno create, sul lato destro della strada, delle corsie di lunghezza non inferiore ai 5 metri, riservate alle biciclette che agevoleranno il superamento del traffico fermo al semaforo per il raggiungimento della zona casa avanzata.

Tre problemi della casa avanzata

  1. Queste corsie sono delimitate da una striscia pitturata sull’asfalto. E dunque valicabile da autobus, furgoni, automobili e motociclette. Non per legge. Ma materialmente sì. I fruitori di queste corsie speciali non sono protetti dal traffico. È una protezione illusoria. Erano utenti deboli, sono utenti ancora più vulnerabili.
  2. In F1, se sei in pole position, di solito non hai grosse difficoltà a mantenere la testa. Ma biciclette e monopattini allo scattare del verde sono lentissimo: fanno da tappo alla circolazione. Più traffico, più smog, più congestione. È tutto anti-economico.
  3. Ciclista e monopattinista andranno prima nella bike lane, con la corsia valicabile da qualsiasi utente. Poi nella casa avanzata, senza protezione. Attenzione: già ora c’è un’escalation tremenda di incidenti dei monopattinisti. Le cose peggioreranno. Gli utenti deboli vanno protetti, ma per davvero.

Lo dice il Codice della Strada: “nelle intersezioni semaforizzate, sulla base di apposita ordinanza, previa valutazione delle condizioni di sicurezza, sulla soglia dell’intersezione può essere realizzata la casa avanzata”. Ma le condizioni di sicurezza non esistono nelle metropoli per le bici e i monopattini elettrici. È un ossimoro. Peccato che le lobby, i monopattinisti e ciclisti sbavanti verso la politica che li cattura.

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