Volkswagen, il “Piano Futuro 2030” sembra non aver risolto i problemi chiave

Il “Piano Futuro 2030” di Volkswagen passa all’unanimità: 50.000 tagli, stabilimenti in bilico, Blume indebolito. I problemi veri restano intatti.
Volkswagen

Se n’è parlato tantissimo la scorsa settimana, ben 50mila posti di lavoro in meno, metà dei modelli tagliati, quattro stabilimenti con il futuro sospeso. Il “Piano Futuro 2030” di Volkswagen è passato all’unanimità in consiglio di sorveglianza. Chiamarlo vittoria sarebbe generoso.

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La stampa tedesca lo definisce amaramente un “cessate il fuoco”. Il compromesso tiene insieme lo stato della Bassa Sassonia, i rappresentanti dei lavoratori e un management che esce dall’accordo indebolito, Oliver Blume in testa.

Volkswagen, oliver blume

I problemi gravi restano tutti sul tavolo. Gli stabilimenti di Emden, Hannover, Zwickau e Neckarsulm non hanno una destinazione industriale garantita oltre il periodo 2031-2034. Volkswagen non si impegna, lo dice chiaramente. Il consiglio di sorveglianza ha evitato di ratificare immediatamente le chiusure, ma non le ha escluse: la decisione è rinviata a giugno prossimo, quando si ridisegnerà l’organizzazione della produzione europea del gruppo.

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Olaf Lies, Presidente della Bassa Sassonia e membro del consiglio di sorveglianza in rappresentanza del secondo azionista del gruppo, ha parlato di “concetto valido per il futuro”. Ha anche chiesto che ogni stabilimento riceva una prospettiva a lungo termine, nuovi veicoli o nuove attività industriali, e ha invitato governo federale ed Europa a fare la loro parte sulla competitività del settore.

Volkswagen, fabbrica

IG Metall è più diretta. Christiane Benner, presidente del sindacato, certifica che l’escalation è stata evitata e che le strutture di cogestione sono salve, ma non considera la partita chiusa. Il sindacato pretende ora piani di investimento concreti, prodotti nuovi, prospettive industriali misurabili e rifiuta che il costo della ripresa ricada interamente sui lavoratori.

Daniela Cavallo, presidente del consiglio di fabbrica del Gruppo Volkswagen, usa una formula chirurgica: vittoria difensiva, non assegno in bianco. Si è impedito il peggio immediato, certo, ma non si è costruito niente.

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Il problema vero non è nei numeri dell’accordo, è fuori dai confini tedeschi. Le vendite in Cina continuano a deludere, la concorrenza cinese in Europa avanza, i dazi americani pesano, la sovraccapacità produttiva non si risolve con un voto unanime. Il Piano Futuro 2030 non tocca nessuno di questi punti.