In Norvegia, ad agosto, il 98,7% delle auto nuove immatricolate era elettrico. Il precedente record, del 97,6%, era di luglio. Evidentemente in questo Paese si fanno le cose per bene in fatto di “spostamento” alle auto con la spina.
Parliamo di 13.451 vetture consegnate in un mese, quasi tutte a batteria. Non è un boom del mercato, anzi, le immatricolazioni sono calate del 3,4% rispetto ad agosto dell’anno scorso, è semplicemente che chi compra un’auto nuova, lì, non considera più il motore termico un’opzione. È diventato un’anomalia statistica.
Eppure, fuori dalle concessionarie, la storia è un’altra. Sulle strade norvegesi circolano circa un milione di auto elettriche, che rappresentano il 34,6% del parco privato circolante. Due auto su tre che si vedono per strada hanno ancora un motore a combustione. L’elettrificazione del mercato del nuovo è spettacolare, quella del parco esistente è lenta, umana.
Nel frattempo, tra i costruttori la lotta è feroce come sempre. Volkswagen ha chiuso agosto in testa con la ID.4 come modello più venduto, seguita dalla Toyota bZ4X e dalla BMW iX3. Meno prevedibile è la progressione dei cinesi: Xpeng e BYD insieme hanno raccolto l’11,4% del mercato ad agosto, contro il 4,9% di dodici mesi prima.
Tesla ha vissuto un agosto da dimenticare: 2.387 immatricolazioni in meno rispetto allo stesso mese del 2025. Il marchio resta in testa alla classifica da inizio anno, davanti a Toyota e Volkswagen, ma il margine si assottiglia e i concorrenti, europei e asiatici, non stanno a guardare.
La Norvegia funziona da laboratorio a cielo aperto, dimostra che un mercato del nuovo può diventare quasi interamente elettrico, che i consumatori possono adattarsi, che l’infrastruttura può reggere. Dimostra anche, però, che svuotare le concessionarie dai motori termici non svuota le strade. Tra il momento in cui smetti di vendere una cosa e il momento in cui quella cosa sparisce davvero, passano anni, a volte anche decenni.







