Volkswagen prepara tagli pesanti per restare competitiva: “Situazione critica”

Volkswagen prepara nuovi tagli e valuta interventi sull’occupazione, ma gli ulteriori 50.000 posti citati rappresentano una stima e non un obiettivo.
volkswagen, oliver blume

Volkswagen si prepara a ridurre ulteriormente costi, complessità e capacità produttiva, in attesa che il consiglio di sorveglianza prosegua il 4 settembre il confronto sul piano di ristrutturazione del gruppo. Le ipotesi circolate nelle ultime settimane comprendono altre 50.000 uscite e la separazione di alcune attività, ma al momento non esiste una decisione definitiva su questi interventi.

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Volkswagen prepara la ristrutturazione: quattro stabilimenti a rischio

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Oliver Blume ha descritto la situazione come “più che critica” in una comunicazione interna riportata da Reuters, spiegando che una redditività inferiore al 4 per cento non permette di finanziare stabilmente nuovi prodotti, tecnologie e impianti. I dati del primo semestre confermano la pressione sui conti, poiché i ricavi sono rimasti quasi invariati a 158,1 miliardi di euro, mentre il risultato operativo è sceso del 12 per cento e il margine si è fermato al 3,8 per cento.

La concorrenza dei costruttori cinesi in Europa, la diminuzione dei profitti ottenuti in Cina e i dazi statunitensi hanno reso insufficienti le misure già avviate. Volkswagen ha ridotto i costi indiretti di quasi un miliardo di euro nel primo trimestre, ma Blume sostiene che le spese legate ad amministrazione, infrastrutture e funzioni di supporto restino superiori di oltre il 30 per cento rispetto a quelle di aziende comparabili.

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Il confronto con i concorrenti ha prodotto la stima di circa 50.000 ulteriori posti a livello mondiale, una cifra che il CEO ha definito “non un obiettivo fisso”. Il numero serve a indicare l’ordine di grandezza del risparmio necessario qualora il divario venisse colmato soltanto attraverso il personale, lasciando dunque intendere che una semplificazione delle strutture, processi più efficienti e riduzione del costo del lavoro possono modificare il risultato finale.

oliver blume volkswagen

Questa ipotesi si aggiunge alle circa 50.000 uscite già concordate in Germania entro il 2030 presso Volkswagen, Audi, Porsche e Cariad, soprattutto attraverso pensionamenti anticipati e adesioni volontarie. Il gruppo aveva già raccolto 37.000 accordi individuali entro luglio, distinguendo così il programma in corso dagli eventuali interventi ancora oggetto di trattativa.

Emden, Hannover, Zwickau e lo stabilimento Audi di Neckarsulm restano i siti più esposti, perché Volkswagen non riesce ancora ad assegnare loro volumi considerati competitivi per il prossimo decennio. Blume ha precisato che non è stata deliberata alcuna chiusura, sebbene in Europa occorra eliminare una capacità eccedente superiore a 500.000 veicoli all’anno.

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Il piano presentato a luglio prevede anche una gamma più concentrata, minori investimenti nelle attività non prioritarie e una rete produttiva adeguata ai volumi effettivi. Le prossime trattative dovranno stabilire quanta parte dei risparmi arriverà dall’organizzazione e quanta inciderà su occupazione e impianti, trasformando le stime circolate finora in misure negoziate con lavoratori e azionisti.