Volkswagen si prepara a ridurre ulteriormente costi, complessità e capacità produttiva, in attesa che il consiglio di sorveglianza prosegua il 4 settembre il confronto sul piano di ristrutturazione del gruppo. Le ipotesi circolate nelle ultime settimane comprendono altre 50.000 uscite e la separazione di alcune attività, ma al momento non esiste una decisione definitiva su questi interventi.
Volkswagen prepara la ristrutturazione: quattro stabilimenti a rischio
Oliver Blume ha descritto la situazione come “più che critica” in una comunicazione interna riportata da Reuters, spiegando che una redditività inferiore al 4 per cento non permette di finanziare stabilmente nuovi prodotti, tecnologie e impianti. I dati del primo semestre confermano la pressione sui conti, poiché i ricavi sono rimasti quasi invariati a 158,1 miliardi di euro, mentre il risultato operativo è sceso del 12 per cento e il margine si è fermato al 3,8 per cento.
La concorrenza dei costruttori cinesi in Europa, la diminuzione dei profitti ottenuti in Cina e i dazi statunitensi hanno reso insufficienti le misure già avviate. Volkswagen ha ridotto i costi indiretti di quasi un miliardo di euro nel primo trimestre, ma Blume sostiene che le spese legate ad amministrazione, infrastrutture e funzioni di supporto restino superiori di oltre il 30 per cento rispetto a quelle di aziende comparabili.
Il confronto con i concorrenti ha prodotto la stima di circa 50.000 ulteriori posti a livello mondiale, una cifra che il CEO ha definito “non un obiettivo fisso”. Il numero serve a indicare l’ordine di grandezza del risparmio necessario qualora il divario venisse colmato soltanto attraverso il personale, lasciando dunque intendere che una semplificazione delle strutture, processi più efficienti e riduzione del costo del lavoro possono modificare il risultato finale.
Questa ipotesi si aggiunge alle circa 50.000 uscite già concordate in Germania entro il 2030 presso Volkswagen, Audi, Porsche e Cariad, soprattutto attraverso pensionamenti anticipati e adesioni volontarie. Il gruppo aveva già raccolto 37.000 accordi individuali entro luglio, distinguendo così il programma in corso dagli eventuali interventi ancora oggetto di trattativa.
Emden, Hannover, Zwickau e lo stabilimento Audi di Neckarsulm restano i siti più esposti, perché Volkswagen non riesce ancora ad assegnare loro volumi considerati competitivi per il prossimo decennio. Blume ha precisato che non è stata deliberata alcuna chiusura, sebbene in Europa occorra eliminare una capacità eccedente superiore a 500.000 veicoli all’anno.
Il piano presentato a luglio prevede anche una gamma più concentrata, minori investimenti nelle attività non prioritarie e una rete produttiva adeguata ai volumi effettivi. Le prossime trattative dovranno stabilire quanta parte dei risparmi arriverà dall’organizzazione e quanta inciderà su occupazione e impianti, trasformando le stime circolate finora in misure negoziate con lavoratori e azionisti.


