Volkswagen, il conto dell’elettrico: 100mila esuberi e un accordo sindacale da stracciare

Volkswagen prepara la ristrutturazione più grande della sua storia: 100.000 esuberi, quattro stabilimenti da chiudere e investimenti tagliati del 15%.
volkswagen, oliver blume

Il conto è salato a quanto pare. 100mila posti di lavoro e quattro stabilimenti da chiudere. Parliamo di una ristrutturazione che non ha precedenti in 89 anni di storia Volkswagen. Quello che Manager Magazin ha riportato non è uno scenario catastrofista da forum di settore, ma un piano concreto che Oliver Blume starebbe preparando per presentare al consiglio di sorveglianza il prossimo 9 luglio, nell’ambito di quella che viene già chiamata “Visione di gruppo per il 2030”.

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Gli investimenti previsti verrebbero tagliati del 15%, scendendo a poco più di 130 miliardi di euro nei prossimi cinque anni. Nel mirino ci sono gli stabilimenti di Hannover, Zwickau ed Emden, più lo stabilimento Audi di Neckarsulm, tutti destinati a cessare la produzione una volta esauriti i modelli attualmente in linea.

Il piano supererebbe abbondantemente il programma già esistente da 50.000 esuberi e arriverebbe a toccare circa il 15% della forza lavoro globale del gruppo, che nel 2025 contava 667.164 dipendenti, quasi la metà dei quali in Germania.

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Blume e il CFO Arno Antlitz punterebbero anche a separare il marchio Volkswagen e le attività legate ai componenti in entità distinte, concentrando il gruppo sul proprio core business automobilistico. Tutto questo mentre Volkswagen continua a fare i conti con dazi, concorrenza cinese in accelerazione e i costi della transizione elettrica. Un cocktail che ha già pesato considerevolmente sugli utili.

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I piani arriverebbero a dispetto di un accordo firmato nel 2024 con i sindacati, che escludeva esplicitamente la chiusura di stabilimenti tedeschi fino a fine decennio. Il consiglio di fabbrica e IG Metall non hanno usato mezze parole: “Faremo tutto il possibile per impedirlo”. Un portavoce Volkswagen si è limitato a non commentare “documenti riservati”, aggiungendo però che “l’intero gruppo deve subire un cambiamento di vasta portata”. In pratica, dunque, la direzione è quella.

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In borsa, il titolo ha tenuto meglio del previsto, sovraperformando un DAX in calo dell’1,1%. Wolfsburg non sarà più quella di prima, qualunque cosa succeda il 9 luglio.