Osnabrück doveva essere la soluzione, e invece è diventata il punto in cui la geopolitica si è messa di traverso ai piani industriali di Volkswagen. Secondo un rapporto di Reuters, il fondo sovrano del Qatar starebbe complicando la riconversione dello stabilimento verso la produzione di componenti per il sistema antiaereo israeliano Iron Dome.
La Qatar Investment Authority, che detiene il 17% dei diritti di voto in Volkswagen e due seggi nel consiglio di sorveglianza, ha sollevato obiezioni all’accordo con l’azienda statale israeliana Rafael Advanced Defence Systems. Terzo maggiore investitore della casa di Wolfsburg, il fondo si ritrova così in rotta di collisione diretta con il piano di salvataggio dello stabilimento, per quanto controverso, che al momento resta l’opzione più credibile sul tavolo.

L’obiezione, va detto, ha più a che fare con la posizione geopolitica del Qatar che con un dissenso sulla logica industriale. Doha non ha relazioni diplomatiche formali con Israele, ha fatto da mediatore tra Israele e Hamas, che mantiene un ufficio politico proprio nella città, e subordina da tempo qualsiasi normalizzazione dei rapporti a un percorso credibile verso lo Stato palestinese. Facilitare un accordo che fa transitare produzione israeliana per la difesa attraverso un’azienda di cui il Qatar è azionista metterebbe il Paese in una contraddizione evidente.
La posta in gioco per Osnabrück resta enorme. Rafael ha firmato una lettera d’intenti per acquisire il sito a fine aprile 2026, con l’idea di produrre autocarri pesanti, lanciamissili e generatori per l’Iron Dome, componenti, non munizioni, distinzione che Volkswagen ribadisce volentieri data la storia pacifista della città.
Lo stabilimento conta 2.300 dipendenti, la T-Roc smetterà di esservi prodotta l’anno prossimo e nessuna alternativa per un veicolo passeggeri si è ancora materializzata. Tra le ipotesi sul tavolo, secondo due fonti Reuters, una joint venture tra Volkswagen, Rafael e la Bassa Sassonia, che nell’azienda detiene una quota tra l’11,8% e il 12,7% del capitale ma il 20% dei diritti di voto.

La vicenda Qatar fotografa bene quanto sia complicata la riconversione verso la difesa per le case automobilistiche europee. Volkswagen ha bisogno dell’accordo per scongiurare ripercussioni politiche e sindacali pesanti, Rafael ha bisogno di un partner produttivo, Berlino sostiene il progetto: eppure basta un azionista a 4.500 chilometri di distanza, con priorità geopolitiche opposte, per bloccare tutto.
