Nella Germania dei diritti sindacali codificati per legge, Tesla ha costruito un’eccezione. Non solo una fabbrica, ma un campo di battaglia. La Gigafactory di Gruenheide, nel Brandeburgo, impiega circa 10.000 persone e da quando ha aperto i cancelli nel 2022 ha trasformato il Betriebsrat, il comitato aziendale eletto dai dipendenti, pilastro imprescindibile del modello industriale tedesco, in un’ossessione per la dirigenza. Le elezioni di questa settimana hanno portato la tensione al suo punto di ebollizione.
Da una parte c’è Elon Musk, l’uomo più ricco del mondo, con i suoi ideali libertari e la sua allergia conclamata ai sindacati. Dall’altra c’è IG Metall, il sindacato secolare dei metalmeccanici tedeschi, che accusa Tesla di attività sistematica di antisindacalizzazione: pessime condizioni di lavoro, licenziamenti opachi, nessun contratto collettivo. Una situazione pressoché inaudita nell’automotive tedesco.

Il sindacato aveva vinto le elezioni del consiglio di fabbrica nel 2024 con il 39% dei voti. Poi quattro liste non sindacalizzate, considerate più accomodanti nei confronti della dirigenza, si sono coalizzate per strappare la maggioranza. Ernesto Klengel della Fondazione Hans-Boeckler, vicina ai sindacati, non usa mezzi termini. Tesla “rappresenta una vera eccezione” e il suo approccio “fortemente conflittuale” è senza precedenti nel panorama industriale tedesco.
Fuori dallo stabilimento, i dipendenti parlano, ma solo in anonimato. Un operaio logistico nigeriano denuncia disparità nelle promozioni per i lavoratori africani. Un collega racconta di colleghi puniti per le pause. Un altro è invece soddisfatto: stipendio e benefit lo convincono che Tesla sia un buon posto dove lavorare. Tre voci diverse.

Musk ha avvertito che non ci saranno ulteriori investimenti nello stabilimento se IG Metall dovesse conquistare la maggioranza nel consiglio di fabbrica. Il direttore del sito Andre Thierig ha rincalzato sostenendo che i contratti collettivi stiano distruggendo l’industria tedesca, una posizione che suona stonata in un Paese dove la Mitbestimmung, la codeterminazione operai-management, è un valore costituzionale.
Jan Otto, direttore regionale di IG Metall per la Germania orientale, ha risposto affermando come Musk debba accettare le regole del gioco democratico nelle aziende tedesche. Il governo del Brandeburgo, interpellato, ha dichiarato di “incoraggiare” Tesla a stipulare contratti collettivi.
Nel frattempo, fuori dai cancelli della Gigafactory, uno striscione dell’IG Metall che chiede “cambiamento” si affianca a un gigantesco murale sulla solidarietà sindacale.
