Tesla si trova al centro di una disputa legale con la società francese UNIBEV, che ha registrato il marchio Cybercab prima della casa americana. La società europea ha infatti registrato il marchio già nella primavera del 2024, anticipando di diversi mesi la casa americana e mettendo così il costruttore guidato da Elon Musk in una posizione giuridicamente complessa.
Tesla Cybercab: avviata azione legale per “riavere” il marchio

Grazie alla priorità garantita dalle normative internazionali sulla proprietà intellettuale, UNIBEV risulta titolare del nome sul territorio europeo. Una situazione particolarmente delicata per Tesla, considerando che la produzione del robotaxi è appena iniziata presso la Gigafactory del Texas. Senza un intervento legale rapido, l’azienda rischierebbe di dover rinunciare alla denominazione oppure negoziare un accordo economico potenzialmente molto oneroso.
Nel mondo dell’automotive, dove spesso branding e comunicazione anticipano di anni il lancio effettivo dei prodotti, la tutela dei marchi dovrebbe essere il primo passaggio da fare prima di fare menzioni in pubblico. E, su questo, Elon Musk avrebbe commesso uno scivolone e sottovalutato i tempi della registrazione. Il 29 aprile 2024, quando il progetto robotaxi non era ancora stato presentato ufficialmente, UNIBEV aveva già depositato il nome Cybercab presso le autorità francesi. O meglio, Elon Musk aveva anticipato il modello, senza però registrarne il marchio. Quando Tesla ha avviato la propria richiesta, nel novembre dello stesso anno, la priorità risultava ormai assegnata.
Il fondatore di UNIBEV, Jean-Louis Lentali, non è nuovo a operazioni di questo tipo. L’imprenditore è noto per aver registrato in passato nomi legati all’universo Tesla e a Elon Musk, tra cui Teslaquila, oltre a tentativi analoghi con denominazioni come Cyberquad e Cybertaxi. Una strategia spesso associata al cosiddetto trademark squatting, pratica che consiste nel registrare marchi legati a grandi aziende con l’obiettivo di negoziarne successivamente la cessione.

Tesla ha reagito formalmente il 18 febbraio 2026, presentando un ricorso molto articolato presso l’ufficio marchi statunitense. Nella documentazione legale, lunga oltre 160 pagine, gli avvocati della società sostengono che la registrazione francese sarebbe avvenuta in malafede e con intento speculativo.
Nel frattempo, la vicenda si intreccia con lo sviluppo industriale del progetto. Il primo esemplare di serie del robotaxi ha lasciato la linea produttiva texana proprio a metà febbraio 2026, mentre la battaglia sul nome entrava nel vivo.
Per evitare ulteriori problemi, Tesla avrebbe già iniziato a mettere in sicurezza denominazioni alternative come Cybercar e Cybervehicle, anticipate anche nelle recenti comunicazioni pubbliche di Elon Musk. Nonostante ciò, molti osservatori ritengono improbabile un lungo confronto in tribunale. Con il lancio commerciale alle porte, la soluzione più realistica resta quella di un accordo extragiudiziale, che consentirebbe a Tesla di ottenere rapidamente l’uso esclusivo del nome Cybercab e chiudere ufficialmente la vicenda su uno dei progetti più importanti dell’azienda.
