C’è qualcosa di profondamente distorto nel mercato, forse qualcosa di peggio di questo. Sembra a volte di assistere a un corto circuito logico che nemmeno 800 CV possono sanare. Prendete la Lamborghini Urus SE, un monumento all’eccesso, un mostro ibrido plug-in che pesa quanto un piccolo asteroide (oltre 2.500 kg) e costa la bellezza di 350.000 dollari. Dall’altra parte della barricata, abbiamo la Tesla Model Y Performance 2026, che per quasi 62mila euro offre lo stesso fascino estetico di un elettrodomestico di alta gamma, ma con una cattiveria sottopelle che farebbe tremare persino Sant’Agata Bolognese.

Metterle insieme su una pista di accelerazione (neanche a dirlo, in pieno stile americano) non è solo una sfida tecnica, ma è un’esecuzione pubblica del concetto di “status symbol”. La matematica automobilistica, si sa, è un’opinione quando entrano in gioco gli ibridi, ma i dati non mentono: la Urus SE combina un V8 biturbo da 620 CV con un modulo elettrico per un totale di 811 CV complessivi. Sulla carta, è il predatore. Eppure, la Tesla Model Y Performance, con i suoi “miseri” 510 CV e una massa decisamente più snella di circa 2.000 kg, ha deciso di rovinare la festa al Toro.
Nelle tre manche orchestrate dal team di Drag Times, si è assistito al trionfo del potere brutale in elettrico. Nonostante il sound glorioso del V8 italiano, la Tesla ha sfruttato la sua coppia istantanea e un’erogazione che non deve chiedere permesso a nessuna trasmissione.

Due vittorie su tre per l’elettrica. La Lamborghini ha mostrato i muscoli solo in allungo, toccando velocità d’uscita superiori (circa 196 km/h contro i 192 della Tesla), ma sul quarto di miglio conta chi balza avanti per primo. E qui la reattività del sistema Tesla rende ogni partenza un incubo per chiunque debba gestire l’inerzia di un SUV termico, anche elettrificato.
Il divario di prezzo è semplicemente abissale. Potreste comprare una flotta di sei Tesla Model Y al prezzo di una singola Urus SE. Certo, la Lamborghini vanta un prestigio e una velocità massima di 312 km/h che la Tesla si sogna, ma la realtà quotidiana, quella fatta concretezza, ci dice che il “vantaggio” tecnologico dei brand storici sta evaporando con i watt. Però, alla fine della fiera, non si compra nulla (o quasi, dipende dal “vizio”) per vincere sul quarto di miglio.
