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Spie a quattro ruote: Bruxelles guarda le BYD con occhio sospetto

Dopo il divieto USA a Kadena, 14 eurodeputati chiedono di valutare i rischi cyber delle BYD. L’azienda nega ogni accesso ai dati dalla Cina.
byd badge

Una base aerea americana in Giappone ha chiuso i cancelli alle BYD. Il motivo ufficiale sarebbe stato legato a presunti rischi per la sicurezza “inaccettabili” e “impossibili da mitigare”. Parole pesanti, per esser state dette a innocue quattro ruote con la spina.

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Succede a Kadena, Okinawa, con un tempismo perfetto per chi a Bruxelles aspettava solo un pretesto. Così, 14 eurodeputati hanno scritto alla Commissione europea chiedendo all’agenzia per la cybersicurezza di valutare la minaccia e, se del caso, di infilare il marchio di Shenzhen nell’elenco dei fornitori ad alto rischio, con tanto di esclusione dagli appalti pubblici sul tavolo.

base Okinawa

Gli americani, d’altra parte, hanno una certa dimestichezza con il genere. Huawei è stata estromessa del tutto, e Washington lavora da tempo per sbarrare la strada ai marchi automobilistici cinesi. L’Europa, finora, aveva alzato la guardia su alcune aziende del Dragone senza mai mettere nel mirino le auto. Il bando giapponese ha cambiato l’umore.

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A guidare la pattuglia è il francese François Kalfon, che ricorda come le norme cinesi sull’intelligence nazionale impongano alle imprese una stretta collaborazione con lo Stato. Per lui, lasciar accedere veicoli connessi di Paesi terzi alle infrastrutture sensibili europee è un rischio inaccettabile.

BYD respinge tutto. Nessun dato, né nel cloud né a bordo, sarebbe consultabile da remoto dalla Cina, i clienti terrebbero il controllo delle proprie informazioni e BYD Europe, ha spiegato a Reuters, non li mette a disposizione né di altre entità del gruppo né di terzi in Cina. Una smentita netta.

Logo BYD illuminato sospeso in uno stand fieristico

Kalfon, cita misure non meglio precisate di Polonia, Regno Unito e Israele. Racconta di soldati norvegesi che avrebbero scoperto di essere stati filmati, durante un’esercitazione, da veicoli cinesi a noleggio, che avrebbero registrato perfino i codici di accesso alle basi. Senza però fare il nome di alcun costruttore.

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A settembre la Commissione ha proposto nuove regole per le gare, che potrebbero far crescere la componente europea nelle offerte vincitrici. Ma BYD potrebbe comunque partecipare: ha già uno stabilimento in Ungheria e ne sta progettando altri nel continente.

La Commissione ha di norma sei settimane per rispondere. Nel frattempo Kalfon ha scritto anche al primo ministro francese Sébastien Lecornu, chiedendo misure per contenere il rischio di spionaggio dei veicoli connessi cinesi, a cominciare proprio dalle BYD. Verò è che le Tesla, per citare una spia americana, andando sull’altro fronte, sarebbero in qualche modo “interdette” in luoghi sensibili per Pechino, ma forse è più utile restare nel campo dei fatti e meno dei soliti (dannosi) sospetti.