Perché l’auto europea ha bisogno dei cinesi per non licenziare tutti

I dazi UE sulle auto elettriche cinesi? Aggirati. I costruttori di Pechino salvano le fabbriche europee sottoutilizzate anche fino al 54%.
stellantis Rennes

La mossa di Bruxelles di imporre dazi doganali sulle auto elettriche prodotte all’ombra della Grande Muraglia non è bastata a fermare la cosiddetta “invasione”. I colossi cinesi come BYD, Geely, Omoda & Jaecoo e Zeekr non hanno nessuna intenzione di fare marcia indietro. Al contrario, hanno tirato fuori dal cilindro una mossa ben più scaltra. Se esportare costa troppo a causa delle barriere europee, basta produrre direttamente all’interno dei confini continentali. E non serve nemmeno spendere cifre astronomiche per costruire nuovi impianti da zero, quando l’Europa è piena di cattedrali nel deserto pronte a chiedere aiuto a Oriente.

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Il cortocircuito perfetto fatto di accordi industriali che ricordano tanto una sorta di resa incondizionata da parte dei marchi storici occidentali. Prendiamo Stellantis: ha firmato un accordo per permettere a Dongfeng di assemblare i suoi modelli a Rennes, in Francia. Poco più in là, la rediviva Leapmotor, partner strategico cinese del Gruppo, si appresta a invadere le linee di Saragozza, in Spagna, puntando persino a entrare nella joint venture per lo stabilimento di Madrid. Ford non è da meno, avendo già ceduto una fetta del suo impianto spagnolo ai rivali di Geely, mentre le indiscrezioni vedono persino BYD in trattativa serrata con Stellantis.

stellantis Rennes

Perché i costruttori europei stanno spalancando le porte ai loro stessi carnefici commerciali? Tutta una questione di disperazione industriale. Secondo le stime della società di consulenza Jefferies, Stellantis sta viaggiando a un desolante 46% della propria capacità produttiva. Per far quadrare i conti e raggiungere l’equilibrio finanziario, però, una fabbrica deve girare stabilmente tra il 65% e l’80% del potenziale.

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Tra una domanda di mercato che frena bruscamente e la transizione all’elettrico, le linee di montaggio europee rischiano il collasso totale. L’esempio del Gruppo, va detto, si avvicina moltissimo a cosa sta accadendo ad altri grandi nomi europei.

stellantis Rennes

Ospitare i rivali cinesi diventa così l’ultima spiaggia per rendere nuovamente redditizi gli impianti, generare entrate immediate e, soprattutto, evitare licenziamenti di massa che farebbero tremare i governi.

Quella che era partita come una guerra ideologica a colpi di dazi si sta trasformando in un matrimonio di convenienza grottesco ma inevitabile. L’Europa mette i muri e i capannoni vuoti, Pechino porta i capitali, il software e le batterie. Una dipendenza reciproca che fino a pochi anni fa avremmo definito semplicemente assurda o, perfino, pericolosa.

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