BYD Xuanji A3: il chip a 4 nm che rivoluziona la guida autonoma e l’industria auto

BYD lancia lo Xuanji A3, il primo chip a 4 nm cinese per la guida autonoma. Oltre 2.100 TOPS, garanzia su incidenti e 24 anni di R&D alle spalle.
Xuanji A3 chip, BYD

Sono stati ben 24 anni di lavoro, più di 7.000 ingegneri nel reparto chip, cinque stabilimenti di produzione di wafer e oltre 100 miliardi di yuan investiti in ricerca e sviluppo. BYD ha fatto molto di più che realizzare un semplice componente elettronico, perché ha lanciato un segnale inequivocabile a tutto il settore.

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Xuanji A3 chip, BYD

Il chip si chiama Xuanji A3, è prodotto con processo a 4 nm, lo stesso livello tecnologico che fino a poco tempo fa sembrava appannaggio esclusivo dei grandi player della Silicon Valley e di TSMC, ed è già in produzione di massa. Per capire cosa significa un “processo a 4 nm” senza perdersi nei tecnicismi: non indica una distanza fisica di quattro nanometri tra i transistor, ma una classe di nodo produttivo avanzato, con caratteristiche che permettono di impacchettare miliardi di componenti in uno spazio microscopico, con il risultato di elaborazioni più veloci, consumi ridotti e meno calore generato. Tutto improntato all’efficienza.

Altri numeri? Una configurazione a tre chip eroga oltre 2.100 TOPS di potenza di calcolo, riducendo del 20% il consumo energetico per unità rispetto ai prodotti concorrenti. In abbinamento agli algoritmi interni di BYD, l’efficienza computazionale raddoppia.

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Lo Xuanji A3 è progettato per supportare la guida autonoma di livelli 3 e 4, e il presidente Wang Chuanfu ha inquadrato la questione con una sintesi che vale più di qualsiasi comunicato stampa: “La prima fase dell’elettrificazione riguarda le batterie, la seconda fase dell’intelligence si basa sui chip”.

Xuanji A3 chip, BYD

Attorno al chip ruota un ecosistema in espansione. I sistemi di guida assistita Sky Eye si aggiornano: la versione B con lidar è ora disponibile come optional su tutta la gamma a 12.000 yuan, mentre Sky Eye C arriverà via OTA a dicembre.

La mossa più audace: BYD ha introdotto una garanzia di sicurezza per la navigazione urbana. Se un utente rispettoso delle norme viene coinvolto in un incidente durante l’uso della guida assistita, l’azienda copre i costi di riparazione, i danni a terzi e le lesioni personali. Una scommessa che si regge su dati concreti da 3,15 milioni di veicoli connessi, dati relativi a oltre 200 milioni di km percorsi ogni giorno, e un tasso di incidenti definito “pressoché nullo” per il parcheggio automatico, funzione il cui utilizzo è passato dal 21% al 93% dopo l’introduzione della garanzia analoga lo scorso luglio.

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Tutto questo, va detto, arriva in un momento finanziariamente non brillante per BYD. Nel primo trimestre 2026 l’utile netto attribuibile agli azionisti è crollato del 55,4%, i ricavi operativi sono scesi dell’11,82% e il flusso di cassa operativo ha perso il 67,48%. Eppure l’azienda di Shenzhen continua a investire a piena velocità.