Ford e Volkswagen aprono ai cinesi: occasione o rischio per l’industria europea?

Ford e Volkswagen guardano ai partner cinesi per usare le fabbriche europee sottoutilizzate e ridurre il peso degli impianti vuoti.
fabbrica volkswagen

Chery ha rilevato nel 2023 un ex stabilimento Nissan a Barcellona, segnando il primo ingresso diretto di un costruttore cinese nella produzione automobilistica europea. Da allora l’interesse per gli impianti del continente non ha fatto che crescere. Ford è in trattativa con Geely per una cessione parziale del proprio sito di Valencia, un’operazione che permetterebbe al gruppo cinese, già proprietario di Volvo, di avviare la manifattura nel mercato europeo senza i tempi e i costi legati alla costruzione di una fabbrica da zero.

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Ford e Volkswagen cercano partner cinesi per riempire le fabbriche europee

ford valencia

A spingere questi accordi è una sovraccapacità produttiva che il settore europeo si porta dietro dal 2019. I volumi di vendita non sono mai tornati ai livelli pre-pandemia e diversi impianti lavorano ben al di sotto del proprio potenziale, generando costi fissi sempre più difficili da giustificare. Per i costruttori cinesi, che in patria devono fare i conti con una domanda interna in rallentamento, rilevare fabbriche già operative rappresenta una scorciatoia efficace per aggirare anni di autorizzazioni e raggiungere il cliente europeo con una base industriale locale.

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Volkswagen ha mostrato apertura verso questa dinamica. Il CEO Oliver Blume ha spiegato che collaborare con gruppi cinesi può risultare preferibile alla chiusura degli stabilimenti, quasi sempre più onerosa e politicamente complicata. Diversi fornitori europei condividono questa lettura e guardano alle partnership come a un modo per mantenere attivi impianti che altrimenti rischierebbero di restare fermi, con ricadute pesanti sull’occupazione e sui territori coinvolti.

stabilimento di dresda volkswagen

Produrre direttamente in Europa consente però ai marchi cinesi di ridurre l’impatto dei dazi, accorciare le catene logistiche e costruirsi un’immagine industriale più familiare per il consumatore. Se insieme agli stabilimenti dovessero arrivare anche piattaforme, componentistica e reti di fornitura proprie, l’indotto locale rischierebbe una progressiva marginalizzazione difficile da invertire una volta consolidata. I costruttori europei che oggi cercano partner per alleggerire il peso delle fabbriche sottoutilizzate finirebbero così per rafforzare gli stessi concorrenti destinati a erodere le loro quote di mercato nei prossimi anni.

Il precedente di Chery a Barcellona e le trattative tra Ford e Geely a Valencia, così come quelle di Volkswagen e BYD per Dresda, confermano che il processo è già in fase avanzata. Con altri impianti europei in cerca di destinazione, legati a costruttori impegnati in piani di ristrutturazione e riduzione dei costi, è probabile che nei prossimi mesi si concretizzino nuovi accordi di questo tipo.