Per BMW i prezzi cinesi “non tornano” e i dazi non sono la risposta giusta

BMW chiede prezzi minimi per le auto cinesi in Europa. Il CEO Nedeljković dice no ai dazi: meglio il dialogo, ma il tempo stringe.
milan nedeljković, bmw
Image: 805331282, License: Rights-managed, Restrictions: Usage restrictions: Advertising and promotion,Commercial electronic,Consumer goods,Direct mail and brochures,Indoor display,Internal business usage,Personal use, Model Release: no

I prezzi cinesi fanno paura persino a BMW. Il numero uno di Monaco di Baviera Milan Nedeljković dice con chiarezza che alcune auto cinesi arrivano in Europa a prezzi che la logica industriale “ordinaria” non riesce a spiegare. Non è una critica vaga, è un campanello d’allarme. Quando il CEO di uno dei marchi premium più potenti al mondo comincia a usare la parola “insostenibile”, vale la pena ascoltare.

Advertisement

Non parliamo solo di concorrenza in sé. Il problema è che i costruttori cinesi stanno costruendo quote di mercato europee a prezzi che molti definiscono al di sotto di qualsiasi benchmark industriale sensato. Questo, prima o poi, genera pressione politica. Quei prezzi rischiano di riaccendere il dibattito sui dazi all’interno dell’Unione Europea, e farlo nel momento peggiore.

milan nedeljković, bmw

BMW, infatti, i dazi non li vuole, anzi, li teme quasi quanto teme la concorrenza cinese. La ragione è semplice e molto concreta: il gruppo bavarese produce in Cina, vende in Cina, e ha in Cina una delle sue basi industriali più rilevanti. Irrigidire i rapporti commerciali tra Bruxelles e Pechino non è un’opzione neutrale per chi, da anni, ha costruito lì parte del proprio modello di business. La Mini elettrica, per dirne una, esce proprio dagli stabilimenti cinesi del gruppo.

Advertisement

La proposta di Nedeljković è diversa: prezzi minimi concordati tra Unione Europea e Cina, una soglia sotto la quale nessun costruttore potrebbe scendere senza incorrere in misure correttive. È un’idea già circolata più volte a Bruxelles, e mai atterrata. Stavolta, però, il contesto è cambiato.

milan nedeljković, bmw

La Commissione Europea sta guardando con crescente preoccupazione anche alle ibride plug-in cinesi, finora lasciate fuori dai dazi aggiuntivi sulle elettriche. Le esportazioni di PHEV dalla Cina verso l’Europa sono esplose, e Bruxelles comincia a chiedersi se il perimetro di protezione attuale sia ancora sufficiente.

Da Pechino il ministro del Commercio Wang Wentao ha risposto con la solita formula diplomatica: dialogo, negoziati, apertura agli investimenti cinesi direttamente sul suolo europeo.

BMW si trova esattamente nel mezzo. Deve difendere il mercato europeo senza perdere quello cinese, sostenere un sistema di regole senza essere travolta da esse.

Advertisement