L’arancione Jägermeister è tornato e fa ancora paura. La BMW M4 GT3 numero 69 del team WRT si presenterà alla 6 Ore del Fuji del 27 settembre con la livrea che negli anni Settanta trasformò le vetture turismo BMW in oggetti di culto. Arancione acceso, bianco, la tipografia inconfondibile.
Il pilota Anthony McIntosh aveva annunciato fin dall’inizio della stagione un progetto preciso: livree celebrative per ognuna delle otto gare del calendario. Il Giappone se l’è tenuto stretto l’arancione Jägermeister, appunto. Affiancato da Dan Harper e Parker Thompson, l’americano porta in pista un pezzo di storia del motorsport europeo in un contesto, il WEC LMGT3, che con quella storia ha ben poco in comune anagraficamente.
L’ingresso di Jägermeister nel motorsport tedesco fu un evento culturale prima ancora che sportivo. Un liquore digestivo alle erbe agrodolci che diventa simbolo di un’intera epoca: quella in cui il DTM, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, era il campionato più seguito al mondo dopo la Formula 1.
In griglia c’erano Keke Rosberg, Frank Biela, Hans-Joachim Stuck, Roberto Ravaglia, Bernd Schneider, Roland Asch, una concentrazione di talento che oggi farebbe impallidire qualsiasi serie cadetta. La BMW M3 Sport Evolution arancione di Armin Hahne era parte di quel circo.
Prima ancora, negli anni Settanta, quelle tinte avevano abbracciato la 3.0 CSL e la Group 5 320, vetture guidate da Niki Lauda e da Stuck stesso, quando la parola “aerodinamica” aveva ancora un sapore sperimentale e un po’ pericoloso.
Quella di Fuji sarà, secondo le previsioni, l’ultima livrea speciale della stagione BMW-WRT. Il team la definisce “un brindisi a un’icona”, ma questa volta il tono è giustificato. Non è nostalgia fatta di marketing.
C’è chi la ricorda sulla Porsche 956B del team Brun Motorsport, con Stefan Bellof al volante durante la caccia al titolo del Mondiale Sport Prototipi 1984 nel Gruppo C. Jägermeister non aveva pregiudizi di marca: sponsorizzava chiunque andasse forte.





