Più di un costruttore di automobili sta smettendo di fare solo i propri “classici” veicoli. Mercedes porta questa fase a uno step più concreto. La casa di Stoccarda ha infatti siglato un memorandum d’intesa con Tytan Technologies, azienda specializzata nella difesa anti-drone, firmato in occasione del salone aeronautico ILA di Berlino. L’accordo prevede lo sviluppo di piattaforme mobili di difesa basate su due veicoli che difficilmente ci si aspetterebbe in un contesto bellico, il SUV Classe G e il furgone Sprinter.

Tutta Europa da tempo accusa la Russia di un’impennata di attività sospette di droni, tra cui i voli sospetti sopra Monaco lo scorso autunno, con decine di cancellazioni di voli e disagi a migliaia di passeggeri. Insomma, la paura del nemico orientale, nella politica di riarmo, continua a spingere in una direzione che è più un’escalation che un’azione di difesa.
Mercedes produce già da anni una versione militare della Classe G, denominata Wolf, e il suo amministratore delegato Ola Kaellenius aveva dichiarato al Wall Street Journal che l’azienda sarebbe stata disponibile a svolgere un ruolo nel riarmo europeo. Detto, fatto. Michael Schiebe, responsabile della produzione Mercedes, ha inquadrato la partnership per la produzione di veicoli robusti e affidabili da una parte, competenze altamente specializzate in droni, sensori e tecnologie per missioni speciali dall’altra.

Il sistema che verrà integrato si chiama “Drone Defender” ed è una combinazione di radar e intercettori sviluppata da Tytan. I numeri di produzione e le tempistiche restano per ora riservati, sia Tytan che Mercedes non si sono sbottonati.
Mercedes non è l’unica del settore a muoversi in questa direzione. Il Gruppo Volkswagen, alle prese con un piano da 50.000 esuberi entro il 2030 causati dalla crisi competitiva in Cina e dagli alti costi interni, starebbe valutando a marzo la produzione di veicoli da trasporto militare in uno stabilimento sottoutilizzato nel nord della Germania.
La Stella a tre punte sul cofano di un mezzo anti-drone è un’immagine che avrebbe fatto storcere il naso a molti, solo qualche anno fa. Oggi sembra quasi normale, almeno per chi teme l’invasione (decisamente improbabile) della Russia in Europa.
