L’Europa investe nelle fabbriche di batterie, ma rischia di perdere 10,5 miliardi

Secondo Deloitte, l’Europa potrebbe perdere 10,5 miliardi di euro entro il 2030 se non svilupperà una filiera autonoma per le celle delle auto elettriche.
Batteria CATL

L’Europa sta ampliando la produzione di batterie per auto elettriche, ma la maggior parte della capacità installata continua a dipendere da gruppi asiatici. Secondo uno studio di Deloitte, questa struttura potrebbe sottrarre ai produttori europei fino a 10,5 miliardi di euro di profitti cumulati entro il 2030 se il continente non riuscirà a sviluppare una propria filiera.

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Batterie per auto elettriche, il 77 per cento della produzione arriva dall’Asia

batterie stato solido

La questione riguarda uno dei componenti più costosi di un veicolo elettrico, poiché la batteria rappresenta attualmente circa il 40 per cento del costo complessivo dell’automobile. Ospitare uno stabilimento in Europa non significa però controllarne tecnologia, proprietà e risultati economici, perché molte fabbriche europee appartengono a società straniere o operano attraverso investimenti guidati dall’Asia.

Nel 2025 l’Europa concentrava circa il 13 per cento della capacità mondiale di produzione delle celle, ma il 98 per cento di tale attività dipendeva ancora da gruppi asiatici, secondo i dati richiamati dalla ricerca. I vantaggi legati alla localizzazione fisica degli impianti non garantiscono quindi che brevetti, margini e decisioni strategiche rimangano all’interno del sistema industriale europeo.

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Nel 2025 il 77 per cento proveniva dall’Asia, contro il 70 per cento registrato un anno prima. I grandi produttori cinesi stanno inoltre accelerando la presenza in Europa per avvicinarsi agli stabilimenti automobilistici e ridurre distanze logistiche, rafforzando ulteriormente la loro posizione.

Francia e altri Paesi hanno attratto investimenti da operatori come AESC e ProLogium, creando occupazione e capacità produttiva locale. Il controllo straniero può comunque trasferire una parte rilevante del valore economico verso le società capogruppo, lasciando all’Europa i costi industriali senza assicurare lo stesso ritorno in termini di utili e competenze proprietarie.

acc fabbrica batterie

Le difficoltà dei produttori europei mostrano quanto sia complesso colmare il divario. Northvolt è fallita nonostante il sostegno ricevuto da gruppi come Volkswagen e BMW, mentre ACC attraversa una fase problematica. Gli investimenti necessari sono elevati e richiedono volumi, tecnologie affidabili e clienti sufficienti per mantenere gli impianti competitivi.

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La costruzione di una filiera europea non dipende quindi soltanto dal numero delle fabbriche, ma dallo sviluppo delle celle, accesso alle materie prime e capacità di trasformare la produzione in margini sostenibili. La stima di Deloitte quantifica il rischio economico, mentre l’aumento della quota asiatica indica che il tempo disponibile per ridurre la dipendenza potrebbe restringersi rapidamente.