La Cina ha un problema che conosce bene e che continua a ignorare: produce il doppio di quello che riesce a vendere. Le fabbriche cinesi girano a circa il 50% della capacità, sfornando fino a 55,5 milioni di veicoli all’anno in un mercato interno che ne assorbirà poco più di 23 milioni entro fine 2026. Il risultato è prevedibile: guerra dei prezzi, margini in picchiata e bilanci che iniziano a fare acqua.
BYD è il nome più grande su cui si concentra l’attenzione, ma il fenomeno riguarda l’intero comparto. A marzo, gli sconti medi sui veicoli del produttore di Shenzhen hanno toccato il 10%, un livello che mancava da due anni. Geely e Chery si muovono nella stessa direzione. Siamo davanti a una struttura di mercato che si è inceppata e non riesce a sbloccarsi.

Le autorità cinesi ci hanno provato, con interventi normativi pensati per arginare la spirale deflazionistica e mettere un freno agli sconti considerati eccessivi. Gli effetti, per ora, sono stati modesti. La pressione sui prezzi resta, e gli analisti non prevedono inversioni di tendenza nel breve periodo.
A pagare il conto è anche BYD in prima persona, che ha registrato il primo calo annuale degli utili dall’inizio della pandemia. Il rapporto debito netto/capitale proprio è salito al 25%, da valori negativi, ovvero di cassa netta, registrati nei quattro anni precedenti. Persino Warren Buffett, che ha creduto nel produttore prima di quasi chiunque altro, ha progressivamente ridotto la sua esposizione.
La via d’uscita individuata dall’industria passa per l’export. Le esportazioni di veicoli elettrici cinesi hanno raggiunto un record a marzo, con Brasile, Regno Unito, Australia e Canada tra i mercati più attivi. Ma questa espansione genera attrito. L’Unione Europea e diversi paesi latinoamericani hanno già alzato le barriere doganali, e il clima commerciale non accenna a distendersi.

Sul fronte tecnologico, BYD continua a investire, con nuove batterie, per una ricarica più rapida, mentre anche i nuovi entranti come Xiaomi si trovano a fare i conti con le stesse pressioni di sistema. La corsa all’innovazione non si ferma, ma anche le idee migliori costano più di quanto rendano.
