La grande svendita, come la guerra dei prezzi in Cina colpirà l’Europa

L’industria auto cinese in piena guerra dei prezzi: sconti record da BMW a Xiaomi e un’ondata di vetture low-cost pronta a invadere l’Europa.
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In Cina l’industria automobilistica è precipitata in una spirale deflazionistica, per qualcuno nota anche come guerra dei prezzi. Il 2026 è iniziato sotto il segno di questa “giungla” senza precedenti. Troppe auto prodotte, troppi pochi acquirenti (anche se in tantissimi comprano nel mercato più grande del mondo) e una domanda che ha deciso di prendersi una vacanza prolungata dopo un 2025 non esattamente sostenibile.

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Il segnale della carica è arrivato proprio da un marchio premium. BMW ha abbassato i prezzi di ben 31 modelli: la prestigiosa i7 M70L, una limousine praticamente, viene offerta con uno sconto shock di 301.000 RMB (circa 37.000 euro), mentre la iX1 eDrive25L ha subito un taglio del 24%, finendo sul mercato a circa 28.000 euro. Praticamente, un lusso che si svaluta più velocemente di uno vecchio smartphone.

bmw i7 M70L, prezzi al ribasso
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Ma i tedeschi non sono soli. Tesla offre prestiti a sette anni con interessi ridicoli, e Xiaomi tenta i clienti con tre anni a tasso zero sulla YU7 e componenti in fibra di carbonio in omaggio sulla SU7 Ultra. Perfino le joint venture di Volkswagen e GM si sono buttate nella mischia per non restare con i piazzali pieni.

Pechino sta cercando di tirare il freno a mano. Le autorità hanno pubblicato linee guida per vietare le vendite al di sotto dei costi di produzione, temendo che la corsa al ribasso distrugga la catena di approvvigionamento e i salari. Eppure, i produttori aggirano i paletti mimetizzando gli sconti con leasing aggressivi e pacchetti di servizi.

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Con il Capodanno cinese alle porte (17 febbraio) e le scorte che accumulano polvere nei concessionari, la pressione commerciale è destinata a esplodere. La conseguenza per noi potrebbe essere semplice e neanche troppo inaspettata: la sovraccapacità produttiva cinese deve sfogarsi altrove. L’Europa, ancora esitante sulla transizione elettrica, rappresenta lo sbocco perfetto per questa marea di veicoli scontati. Per giganti come Xiaomi, che punta a 550.000 vendite nel 2026, esportare non è più un’opzione, ma l’unico modo per non scomparire.