I nuovi dazi di Trump costerebbero 30 miliardi: terrore di Germania e Italia

Trump minaccia di portare i dazi sulle auto europee dal 15% al 25%, accusando l’UE di non rispettare gli accordi. La Commissione Europea monitora.
donald trump

La questione sembrava archiviata. Così si sperava. Invece Donald Trump è tornato a premere il piede sull’acceleratore, e questa volta il bersaglio è chiaro: l’industria auto europea, con la Germania (e Italia in seconda battuta) nel mirino più di chiunque altra.

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Il presidente americano minaccia di portare i dazi sulle auto prodotte in Europa dal 15% al 25%, e lo fa già questa settimana. Sul suo social Truth ha scritto senza troppi giri di parole che l’accordo è semplice: chi produce negli Stati Uniti non paga dazi, chi non lo fa li paga tutti. La logica è quella di sempre.

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Il problema è che un accordo esisteva già. Lo scorso anno, dopo mesi di tensioni, Trump e Ursula von der Leyen avevano trovato un’intesa commerciale che fissava le tariffe al 15% in cambio di impegni produttivi sul suolo americano da parte dei costruttori europei. Ora Trump sostiene che quell’accordo non venga rispettato, e usa questa narrativa come leva per rialzare la posta.

L’Unione Europea ha risposto con cautela. Un portavoce della Commissione ha annunciato che verranno chiesti chiarimenti a Washington, aggiungendo che nessuna opzione è esclusa, comprese le contromisure. Quasi l’inizio di una dichiarazione di guerra commerciale, anche se nessuno la chiama così. E soprattutto nessuno la vuole, a maggior ragione adesso.

ursula von der leyen

La Germania, quella che rischia di più, ha scelto però un registro diverso. L’IfW, l’Istituto di Kiel per l’economia mondiale, ha già quantificato il danno potenziale. I dazi al 25% potrebbero costare all’industria automobilistica tedesca perdite di produzione fino a 30 miliardi di euro nel lungo periodo. Un numero che fa male anche solo a leggerlo. E non sarebbe solo Berlino a soffrire, come accennato, dato che Slovacchia e Italia figurano tra i paesi europei con l’esposizione più alta.

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Jens Suedekum, consigliere capo del ministro delle finanze tedesco, consiglia di aspettare. La sua lettura è che Trump sia abituato a minacciare, e altrettanto abituato a ritirare le minacce quando il gioco si fa troppo pesante. Una scommessa razionale, forse.